Roma, 17 gennaio 2010, 2 Shevat 5770, Benedetto XVI visita il Tempio Maggiore di Roma.

Roma, 11 giugno 1944, 20 Sivan 5704, Pio XII s’affacia alla loggia delle benedizioni di San Pietro, è il primo Angelus dopo la liberazione della città. Il popolo di Roma lo acclama. Tra la folla, molti ebrei, che sono lì per testimoniare la loro riconoscenza nei confronti di chi li ha salvati dalla deportazione.

E, tra quelli, Israel Zoller, già Rabbino Capo di Roma. Il nome di Zoller era e rimane impronunciabile nella comunità ebraica, mentre quella cattolica l’ha semplicemente rimosso.

Zoller fu destituito dalla sua carica perché accusato di aver tenuto una condotta troppo “diplomatica” con l’occupante germanico. La stessa accusa viene rivolta a Pio XII. Non è più possibile rimuoverlo, e non sarebbe potuto essere comunque rimosso, perché al contrario di quella ebraica, che è una comunità democratica, quella cattolica è retta da un autocrate. Ma qualcosa si può sempre fare, ad esempio impedire che egli venga innalzato alla gloria degli altari.

Pochi mesi dopo, Israel Zoller si convertì al cristianesimo, facendosi battezzare col nome di Eugenio Pio. Le ragioni di quella conversione sono assai controverse, molte cose sono state dette ed altre ancora sono state taciute, anche dallo stesso Zoller.

Sorvoliamo sulle ragioni di carattere teologico. Non possiamo escludere che la scelta sia stata dettata anche dal risentimento nei confronti di chi l’aveva così crudelmente umiliato, ma una cosa, almeno, è certa: la scelta del nome cristano Eugenio, e in quel contesto storico, non poteva non avere un alto e inequivocabile valore simbolico. Eugenio era il nome di Pacelli e che Zoller, assumendolo, intendesse dichiarare ammirazione e riconoscenza nei confronti di Pio XII è evidente.

Questo riconoscimento da parte della comunità ebraica e del suo massimo rappresentante dell’epoca, sarebbe di per sé sufficiente a fugare ogni dubbio sulla condotta di Pio XII. Se egli fu “diplomatico” lo fu a ragion veduta: inasprire i toni sarebbe stato, infatti, controporoducente. Quando il Papa alzò la voce, in difesa dei cattolici olandesi perseguitati dal nazismo, la rappresaglia fu feroce e migliaia frono le vittime. Qualcuno può ragionevolmente pensare che Hitler si sarebbe lasciato intimidire?

Altri, forse, avrebbero qualcosa da rimproverarsi. Gli alleati sapevano benissimo da dove sarebbero partiti gli ebrei romani, con che mezzo e quale strada avrebbero fatto; sarebbe bastato distruggere la linea ferroviaria per intralciare, quanto meno, la loro deportazione. Ma quella scelta “tattica” non era compatibile con le scelte “strategiche” degli alleati e quella linea ferroviaria doveva rimanere intatta, anche a costo di sacrificare centinaia di vite umane.

La posizione antinazista di Pio XII, più volte fermamente ribadita nel corso della guerra, e l’impegno suo e della Chiesa a favore degli ebrei, che furono ospitati a migliaia nelle chiese e nei conventi, non può essere misconosciuto. Ciò che pensava il Papa, del resto, era ben chiaro già prima della guerra. L’enciclica di Pio XI “Mit brennender  Sorge”, del 1937, fu largamente ispirata dall’allora segretario di stato Eugenio Pacelli e fu lui a volere che essa, eccezionalmente, fosse scritta in tedesco e non in latino, affinché coloro cui era destinata e cioè i carnefici nazisti, potessero leggere nella lingua originale le accuse a loro rivolte e farsi un’idea ben chiara di quello che era l’atteggiamento della Chiesa nei loro confronti. http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html

Eppure, la leggenda nera continua a offuscare la figura e l’opera di Pio XII. Lo dobbiamo, soprattutto, al drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth e alla sua opera “Il Vicario”, scritta nel 1962 e ispirata dal KGB, in piena Guerra Fredda, allo scopo di screditare la Chiesa Cattolica.  E sappiamo bene quale fosse la condizione degli ebrei nell’Unione Sovietica. Furono costretti a emigrare in massa e Israele li accolse tutti a braccia aperte, ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze.

Quanti ne abbiamo visti transitare per i nostri campi profughi negli anni ’80! Alcuni li ho conosciuti, intelligenti, colti e, purtroppo, imbattibili nel gioco degli scacchi.

Federico Bernardini

Illustrazione: Pio XII nel rione romano si san Lorenzo dopo il bombardamento del 20 luglio1943, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:E_in_mezzo_a_San_Lorenzo_spalanc%C3%B2_le_ali.jpg

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