28 maggio 2012 – 7 Sivan 5772

Sono entrato in una piccola gioielleria di Trastevere, per far sostituire il logoro cinturino del mio cronografo svizzero.

Al banco due signore. L’una informava una cliente sulle quotazioni dell’oro, sia quello fino, sia quello lavorato.
L’altra pesava sul bilancino una antica Hanukkiah d’argento (il candelabro di Hanukkah, la Festa delle Luci) sotto lo sguardo tristissimo e attento di una donna anziana, dai colori e dall’accento slavi.

Trecentotrentuno e rotti grammi d’argento, per poco più di cento Euro.

Fissavo l’oggetto sacro con occhi velati dalla commozione. Chissà quante generazioni avevano acceso le luci su quell’antica Hanukkiah. Luci che non si accenderanno più, perché l’oggetto verrà fuso e il suo argento andrà a finire, magari, in un dozzinale servizio di cucchiaini da caffé.

Durante l’operazione, per un attimo, il mio sguardo ha incrociato quello della gioielliera e ciascuno ha letto negli occhi velati dell’altro la sua stessa commozione.

Non si accenderanno più le luci su quell’antica Hanukkiah. Al suo posto poco più di cento euro, nella mano ossuta di un’anziana, tristissima signora che forse li userà per pagare la bolletta della luce.

http://www.romaebraica.it/shavuot/

Federico Bernardini

Illustrazione:  Hanukkiah d’argento, fonte http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Chanukia.jpg?uselang=it

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