Quando parliamo di “Scontro delle Civiltà” ci riferiamo a un fenomeno globale che per certi aspetti, pensiamo ai rapporti tra l’Occidente e gli integralisti islamici, che usano la violenza e il terrorismo come metodo di lotta politica, rappresenta la più grave minaccia alla pace mondiale dai tempi della “Guerra fredda”.
Ma se focalizziamo lo sguardo sui particolari, poniamo il caso sull’Italia, ci accorgiamo che anche nel nostro Paese è in corso, in forma attenuata e, almeno per il momento, senza spargimento di sangue, un confronto…o uno scontro fra due visioni diametralmente opposte della civiltà.
Da una parte la cultura tradizionale, di ispirazione cattolica, che esercita il suo legittimo diritto di influire sulle scelte politiche sulla base di valori non negoziabili.
Dall’altra la cultura laica, di ispirazione liberal-socialista, figlia di quel pensiero illuministico-positivista e marxista che ha segnato una cesura nella storia del mondo occidentale, che quei valori nega e vorrebbe confinare in ambito privato, escludendoli dalle scelte politiche.
Due punti di vista, entrambi legittimi, che dovrebbero confrontarsi nell’ambito di una dialettica democratica tesa al raggiungimento di quell’equilibrio, di quel compromesso (inteso nella più alta accezione del termine), che è la base di una pacifica e civile convivenza.
Ma purtroppo i fatti dimostrano che non sempre ciò avviene e, sia dall’una che dall’altra parte, assistiamo a fenomeni di intolleranza che rischiano di scavare un solco invalicabile tra le due culture, provocando irriducibili conflitti.
L’integralismo cattolico e il radicalismo esasperato sono i peggiori nemici di quella pacifica e civile convivenza cui dovremmo aspirare.
Per esser sinceri dobbiamo però ammettere che è proprio dal radicalismo esasperato che provengono le peggiori minacce. Alle sue adamantine certezze e alla sua intransigenza, si contrappone un atteggiamento più conciliante da parte del mondo cattolico che, fatti salvi alcuni valori non negoziabili, si mostra più disponibile al confronto e al dialogo e, anche attraverso gli interventi dei suoi massimi rappresentanti, ha dato prova di grande onestà, ammettendo i suoi limiti e le sue colpe…cosa che difficilmente avviene dalla parte opposta.
Nel mezzo, poi, troviamo “Color che son sospesi” e cioè quei cattolici sparsi a destra e a manca, che hanno riscoperto l’uovo di Colombo e, pur dichiarandosi tali, sono disposti ad accettare cose come il divorzio, l’aborto, le unioni tra persone dello stesso sesso e roba del genere, senza essere neanche sfiorati dall’ombra del dubbio di cadere in una patente contraddizione…preferisco Pannella e Formigoni, almeno, comunque la pensino, hanno le idee più chiare.
Volendo, anche a titolo esemplificativo, considerare questo confronto…o questo scontro, facendo riferimento all’ambito mediatico, potremmo proporre due modelli emblematici.
Da un lato il professor Odifreddi che, incorrendo nella più clamorosa gaffe semantica, definisce i Cristiani, “letterali cretini” e, dall’altro, lo zelante Rino Cammilleri che, nella sua funambolica difesa dei “Valori tradizionali”, incorre talvolta in sviste madornali, come quando si avvale del contributo di Eusebio di Cesarea, defunto molti anni prima di Ipazia d’Alessandria, per confutare le tesi di Alejandro Amenàbar a proposito dell’eroina di “Agorà”. Umberto Eco, dall’alto della sua “Legion d’Onore” , lo ha, per questo, ferocemente castigato. Il film in questione, che propone, basandosi su un episodio marginale, una visione “criminale” del Cristianesimo, può essere portato ad esempio di quell’atteggiamento radicale e fazioso cui facevo riferimento.
Anch’io ne ho pagato le spese. La mia recensione, pubblicata due anni fa su “MyMovies” e  su “Il Barbiere della Sera”, http://www.ilbarbieredellasera.com/print.php?sid=17469  nella quale mettevo in evidenza la faziosità di Amenàbar, ha suscitato un vespaio e Valerio Bruschini, degno rappresentante della cultura neo-illuminista, facendo uso dei più triti argomenti anticattolici, mi ha fatto a pezzi sulle pagine di “Civiltà Laica”. http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/ipazia-talebana.html

Si è innescata una polemica, ed io gli ho risposto, in calce all’articolo, con quell’equilibrio e quella moderazione senza i quali, mi ripeto, non è possibile una pacifica e civile convivenza:

“E’ vero, caro Bruschini, con Teodosio il Cristianesimo, appena uscito dalle più spaventose persecuzioni, diviene religione di stato e si trova a doversi confrontare sia con il perdurante e diffuso culto pagano, sia con le eresie che ne minano l’autorità e l’unità dall’interno: Docetismo, Arianesimo, Monofisismo, Nestorianesimo (combattuto da Cirillo), che, in forme diverse, mettono in dubbio la natura di Cristo.
Eresie aggressive, che negano la verità fondante del Cristianesimo e lo espongono al rischio di una disintegrazione. Per combatterle e mantenere l’unità della Chiesa, senza la quale essa avrebbe finito per soccombere, vengono indetti Concili e si prendono, nello stile dell’epoca, provvedimenti di carattere repressivo…decisione dura e “discutibile” che però trova una sua giustificazione a posteriori, quando la Chiesa, grazie alla sua conservata unità e al suo potere, anche politico e militare, diventerà la principale artefice di quel grandioso periodo storico che è il medioevo.
Anche se la Chiesa, a volte, ricorre alla violenza, essa non è neanche lontanamente paragonabile a quella del mondo “Laico”…ai tempi di san Bernardo l’Europa era sconvolta da guerre private, dettate unicamente dall’interesse, cui il santo contribuirà a porre fine, infondendo nella cavalleria feudale un’etica religiosa che troverà la sua massima espressione in quella specie di operazione di polizia internazionale che prende il nome di Crociata.
Per quanto riguarda i rapporti tra Cristianesimo orientale e occidentale essi sono contraddistinti da una fondamentale differenza. La Chiesa di Costantinopoli è soggetta all’autorità imperiale (Cesaropapismo), mentre quella occidentale è in conflitto, oltre che con la sopravvivenza della religione romana, col paganesimo dei popoli barbarici non ancora assimilati e contro le sette che la minacciano dall’interno. Deve dunque combattere contemporaneamente su più fronti e con avversari potenti e violenti. Mostrarsi inerme avrebbe rappresentato la sua fine.
Per quanto riguarda la fine di Ipazia, limitiamoci correttamente alle fonti, senza citare ricostruzioni fantasiose di autori moderni. Ebbene, queste fonti sono scarsissime e non ve n’è alcuna che indichi Cirillo come ispiratore o mandante dell’assassinio…nemmeno quel Socrate Scolastico che tu citi.
Per quanto riguarda il trattamento riservato da Cirillo e, in genere, dalla Chiesa medievale agli Ebrei, accusati di “deicidio”, parliamo di una delle peggiori ingiustizie, per le quali, rinnegandole, gli ultimi Pontefici hanno chiesto scusa. E anche in questo, nel riconoscere i propri errori storici, risiede la grande forza del Cristianesimo.
I Parabolani erano degli esaltati, che odiavano la loro natura umana e anelavano alla morte, che desideravano raggiungere al più presto, considerandola come una liberazione dell’anima immortale dal giogo della carne. Una visione eretica che li pone alla stregua dei Catari e rappresenta un fenomeno marginale…che Amenàbar vorrebbe erigere a modello della “Carità cristiana”.
Confermo la mia convinzione che Illuminismo e Positivismo abbiano fraudolentemente interpretato la storia a vantaggio della loro visione di un’umanità ideale che non corrisponde a quella realtà complessa, un inestricabile intreccio di bene e male, che il pensiero cristiano riconosce e ignorando la quale, nell’illusione di creare una società perfetta, si finisce per cadere nel totalitarismo e, paradossalmente, nella negazione della libertà individuale.
La Rivoluzione Francese, che io considero una delle peggiori manifestazioni della violenza, dell’intolleranza e della disumanità, è figlia di quei cattivi maestri che, non riconoscendo la vera natura dell’uomo, proponevano un modello di società impossibile.
Se volessi usare lo stesso metodo di Amenàbar, potrei fare un film sulla Vandea e, con quello, attraverso furbesche allusioni, demolire un intero periodo storico, compreso quel poco o quel molto di buono che ha prodotto.
Sono sicuro che tutto ciò che ho detto non cambierà neanche di una virgola il tuo pensiero…abbiamo punti di vista opposti e assolutamente inconciliabili.
Ma voglio congedarmi da te con una provocazione: immagina di cancellare tutto ciò che, direttamente o indirettamente, è riconducibile all’opera civilizzatrice della Chiesa…e non mi riferisco solo alle opere d’arte e ai monumenti ma anche alle istituzioni civili, un esempio per tutti gli ospedali. Cosa rimane?”

Federico Bernardini

Illustrazione: Ipazia (1885) di Charles William Mitchell (Laing Art Gallery), fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Hypatia_(Charles_William_Mitchell).jpg


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