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Per il momento è tregua; fragile, come tutte le tregue che dal 1948 ad oggi hanno intervallato la guerra infinita tra lo Stato di Israele e gli Arabi, ma nei mesi scorsi l’esercito con la Stella di David ha colpito duramente la Striscia di Gaza, facendo decine di morti, in risposta al lancio di razzi contro Israele da parte dei terroristi della Jihad islamica. Tra le vittime Najef Qarmout, un ragazzo di quindici anni, la cui morte i soliti noti hanno immediatamente sfruttato per alimentare la loro propaganda anti israeliana, estrapolando l’evento dal contesto di un conflitto che ha visto eccessi e crudeltà da ambo le parti, allo scopo di scrivere un altro cinico capitolo della loro storia in bianco e nero.

Quando si parla della questione israelo-palestinese è raro trovare sulla stampa italiana una posizione onesta e rispettosa della verità e anche in questo caso una sfacciata parzialità, che paradossalmente non rende giustizia ai morti di Gaza, ha contraddistinto buona parte dei commenti. Agli Israeliani la parte dei carnefici, ai Palestinesi quella delle vittime innocenti…e quando parliamo di Palestinesi non ci riferiamo solo al popolo, ma alla sua dirigenza corrotta sino al midollo e alle sue organizzazioni terroristiche.

La verità è un’altra, molto più complessa e sottaciuta, ed è brutalmente espressa in un documento che “I Ragazzi di Gaza” hanno diffuso via internet nei primi giorni del 2011. Cito l’inizio:

“Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo UN. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA!
Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale!”

Sanno quello che dicono, perché parlano di un’esperienza vissuta in prima persona e non manipolata dai media: le responsabilità sono di molti e tutti fanno il loro gioco sulla pelle dei Palestinesi…manca solo un vaffa per la stampa cieca o in malafede.

Certi atteggiamenti rischiano di fare il gioco di quanti, Iran in testa, vorrebbero cancellare lo stato ebraico dalle carte geografiche, mentre la premessa ineludibile a qualunque tentativo di risoluzione del conflitto è prendere atto che Israele c’è, è giusto che ci sia e che possa contare sulla comprensione e sulla solidarietà dell’Occidente, ferma restando la condanna di eventuali ingiustificati eccessi, che dobbiamo comunque valutare nell’ottica di un paese sotto schiaffo dal giorno della sua indipendenza e non sbandierare propagandisticamente.

Forse Benedetto Croce direbbe: “Perché non possiamo non dirci filoisraeliani“.

Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente e alla Knesset siedono anche turbolenti deputati arabi…immaginate un deputato ebreo in un’assemblea araba?

Viceversa il mondo arabo e islamico in generale è, per ragioni storiche, culturali, religiose e sociologiche, incompatibile con le forme della democrazia. Lo conferma l’evoluzione della cosiddetta primavera araba, che tanto entusiasmò i superficiali e gli ingenui.

Per concludere, riportando la questione nei suoi giusti termini, ci affidiamo alle parole di Giovanni Quer:

“Spesso i palestinesi si spingono oltre il permissibile, come quando inviano i minori ad attaccare i soldati con armi o pietre. Spesso i palestinesi violano apertamente il diritto internazionale reclutando i bambini tra le fila delle milizie. Spesso i palestinesi violano gravemente il diritto internazionale umanitario piazzando obiettivi sensibili vicino a ospedali e scuole, mettendo i bambini a rischio di esser colpiti.

Spesso i minori israeliani finiscono brutalmente assassinati, da cecchini che mirano agli scuolabus, da chi accecato dall’odio sgozza una famiglia, oppure mutilati da chi si fa saltare in aria imbottito di chiodi, bulloni e viti per aumentare l’effetto distruttore.

Finora nessuna voce parla di queste vittime del conflitto. Difficile se alle riunioni sono invitate solo le ONG di una parte. Impossibile se non si esaminano e confrontano le prove. Impensabile se la condanna è politicamente unilaterale.”

Federico Bernardini

Illustrazione: Yitzhak Rabin, Bill Clinton e  Yāsser ʿArafāt  alla Casa Bianca – 13 settembre 1993, fonte  http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bill_Clinton,_Yitzhak_Rabin,_Yasser_Arafat_at_the_White_House_1993-09-13.jpg

 

 

 

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