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Fra i tanti meriti del politically correct dobbiamo annoverare la messa al bando delle pellicce. In prima linea le signore dell’alta società, e prima fra tutte l’ineffabile Marina Ripa di Meana, che hanno messo in soffitta i loro visoni e i loro zibellini, ma con tanta naftalina…non si sa mai, e hanno decretato che la pelliccia, oltre ad essere una barbarie, è cafona, roba da parvenu…e se lo dice Marina Elide Punturieri dobbiamo crederle.

Se ne discute nei salotti esclusivi, magari fra una tartina al salmone selvaggio ed una al pâté de foie gras, ma anche fra i comuni mortali, magari tra una fetta di mortadella e una di salame, e soprattutto in rete. La messa al bando delle pellicce pare ormai definitiva a trasversale alle classi sociali.

Qualche tempo fa, sul sito giornalistico di Tiscali, uno dei più frequentati dai commentatori compulsivi, è apparso un bellissimo articolo di Oscar Grazioli, veterinario e giornalista, che ci rivela il modo barbaro in cui gli animali da pelliccia vengono allevati e soppressi, roba da fare accapponare la pelle. Fin qui tutto bene, ma se passiamo ai commenti dei lettori ha inizio una vera discesa agli inferi, che rivela la spaventosa carica di intolleranza e di violenza che caratterizza molti di quelli che si definiscono amici degli animali, adorano il loro gattino, ma sono capaci di un odio insospettabile nei confronti dei loro simili.

Tutto liscio, in un clima di buonismo vagamente disneyano, finché non entra in scena un tale che si azzarda a mettere quei signori di fronte alle loro contraddizioni: “Molti di voi sono certamente carnivori, calzate scarpe, indossate cinture e usate accessori di pelle, perché tanta avversione nei confronti delle pellicce? Sarebbe più coerente adoperarsi in difesa della dignità di tutti gli animali che, a qualunque scopo, vengono allevati e soppressi in modo barbaro. Altrimenti, miei cari, diventate vegetariani, portate scarpe di pezza, non curatevi più, perché i farmaci sono sperimentati sugli animali e, care signore, non truccatevi, perché anche i cosmetici sono testati sugli animali”.

Un discorso molto assennato, che prosegue con opportuni riferimenti storici e culturali e si conclude persino con l’affermazione che le pellicce stanno meglio addosso ai loro legittimi proprietari.

Apriti cielo! Il clima disneyano si converte repentinamente in una tetra atmosfera da inquisizione calvinista nei confronti sia del malcapitato sia di quelle Crudelia de Mon che si ammantano di pellicce.

Senza neanche tentare di confutare le affermazioni dell’eretico con argomenti razionali, gli inquisitori si scagliano contro di lui in modo viscerale, accusandolo di ogni nefandezza passata, presente e futura, dandogli del troglodita e del nazista e augurandogli di fare una fine peggiore di quella dei poveri animali.

Altrettanta violenza nei confronti di Crudelia: “Bisognerebbe sparare a vista su tutte quelle svergognate che portano le pellicce!” tuona un Torquemada, “Sono delle cagne! dovrebbero scuoiare loro!” risponde un altro…e così via.

Un concentrato di intolleranza e di violenza spaventoso, che evidenzia non solo l’incoerenza e l’inciviltà di certi animalisti, ma anche e soprattutto quel degrado, quell’imbarbarimento culturale che devasta il nostro Paese, dove ormai qualunque confronto si svolge a suon di insulti e minacce, dove la ragione è bandita e i moti viscerali prendono il sopravvento.

Federico Bernardini 

Illustrazione: pelliccia di visone americano, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mink_coat_lunaraine.jpg

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