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Un paio d’anni fa, in nome del politicamente corretto e della parità dei sessi, il governo Zapatero lanciò una crociata contro le fiabe, definendole un retaggio della cultura patriarcale e maschilista altamente diseducativo.

Il Ministero dell’Uguaglianza (non so se esistesse anche quello della Libertà e della Fraternità) distribuì fra i docenti decine di migliaia di opuscoli, coi quali si intimava loro di por fine alla nefasta influenza che le fiabe avrebbero sull’educazione dei fanciulli, perpetuando ancestrali visioni sociali che sviliscono la dignità della donna.

Basta” tuonò Zapatero “con tutte queste principessine addormentate e succubi che per concludere qualcosa devono come minimo baciare un ranocchio…che schifo!”…A Madrid scoccava l’ora delle principessine alternative, con le palle, che sanno cavarsela da sole e mettono paura anche all’Orco.

Un maldestro tentativo, che il popolo spagnolo ha condannato al fallimento, insieme al progetto politico, culturale e sociale della sinistra zapateriana, e ci consente di fare alcune riflessioni su una questione solo apparentemente frivola e, come invece vedremo, di grande spessore culturale.

Le fiabe, come sappiamo…o dovremmo sapere, hanno vari piani di lettura e l’interpretazione del governo Zapatero fu la più rozza, incolta e superficiale che si possa immaginare. Essa, infatti, non teneva minimamente conto del valore estetico, morale, psicologicoantropologico, etnografico e storico di quello che possiamo definire un patrimonio dell’Umanità.

Al macero i fratelli Grimm, dunque, al macero Afanasiev e le loro monumentali raccolte di fiabe, che sono il risultato di una cultura millenaria e nelle quali rivivono, in chiave fantastica e poetica, ancestrali riti d’iniziazione, il culto degli antenati, il misterioso rapporto che intercorre fra l’uomo e l’altro da sé… e la morte.

Basta leggere “Le radici storiche dei racconti di fate” di Vladimir Jakovlevic Propp, per capire l’importanza di questo genere letterario, che conserva e tramanda usi e credenze che risalgono agli albori della nostra civiltà. Un patrimonio che ci aiuta a capire da dove veniamo e chi siamo. Ma Zapatero e i suoi  ministri erano immersi in un mondo politicamente corretto e Propp non rientrava fra le loro letture.

Per capire quanto le fiabe siano una cosa seria e importante, voglio ricordare un fatto che, all’epoca, parve a molti bizzarro e cioè il processo al lupo di Cappuccetto Rosso, celebrato a Venezia, nell’ottobre del 1984, con veri giudici e veri avvocati.

Roba da ridere, si direbbe, un gioco ozioso e puerile…e invece no. Sulle sorti del lupo, accusato di duplice omicidio, si confrontarono ben tre scuole di pensiero: quella cattolica,  quella storica e quella antropologico-culturale.

Per i primi il lupo era colpevole e andava condannato, in quanto rappresentazione del male e corruttore di fanciulle. Per i secondi andava parimenti condannato, come omicida, considerando la fiaba come un riferimento a fatti storici documentati da fonti tedesche del tardo medioevo, che parlano di lupi divoratori di uomini. Per gli altri andava invece assolto, attribuendo alla fiaba il valore di testimonianza di antichi riti d’iniziazione, che prevedevano soltanto una morte simulata che rappresentava il passaggio dalla fanciullezza alla pubertà. Il fanciullo indossava le pelli dell’animale totemico, dal quale era simbolicamente divorato, e ne acquisiva le virtù di cacciatore.

Prevalse l’interpretazione di Propp e il lupo venne assolto per non aver commesso il fatto.

Ai fanciulli, ovviamente, non importa nulla di queste cose; nelle fiabe si riflette, esaltato, il loro mondo magico, che li affascina e li avvolge in un morbido manto di fantasia e di poesia e, a volte, di una paura che però la fiaba esorcizza, lasciando sempre una morale edificante.

Avrei voluto chiedere a Zapatero se, quand’era fanciullo, la mamma o la nonna, prima di dargli il bacio della buona notte e lasciarlo ai suoi sogni, gli leggevano le fiabe…credo che mi avrebbe risposto di no.

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Federico Bernardini 

Illustrazioni: Biancaneve e i Sette Nani (Franz Jüttner), fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Franz_J%C3%BCttner_Schneewittchen_3.jpg

Cappuccetto rosso e il Lupo (Gustave Dore), fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Dore_ridinghood.jpg

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