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Nel secolo XVIII alcune fra le pagine più gloriose della storia degli scacchi furono scritte ai tavolini dei caffè dove, accomunati dalla passione per il nobile gioco, si incontravano non solo i campioni delle 64 caselle, ma anche numerosi fra i più grandi artisti, scienziati e uomini di stato dell’epoca.

Assai rinomato, a Londra, era il Caffè Slaughter, dove era possibile incontrare personaggi come Isaac Newton, Alexander Cunningham o il duca Charles Earl Sunderland che, fra una tazzina di caffè e l’altra, trascorrevano il tempo cimentandosi in interminabili partite di scacchi. A quei tempi non era ancora in uso l’orologio da torneo e una partita fra due giocatori particolarmente lenti e riflessivi poteva andare avanti addirittura per giorni.

Oltre a quello di Slaughter, Londra offriva un’ampia scelta di locali dove era possibile giocare a scacchi. Fra i più famosi ricordiamo il Caffè Parshoc, il Caffè Percy e il Caffè Tom che, molti anni dopo, sarebbe diventato la sede del celebre London Chess Club.

Questi Caffè londinesi erano certamente ben frequentati, ma alla fine dell’Ancien Régime non vi era in Europa un locale che potesse vantare la fama del Café de la Régence, di Parigi, dove gli appassionati del gioco degli scacchi avevano stabilito il loro quartier generale.

Assiduo frequentatore del Café de la Régence ed eccellente giocatore fu Jean-Jacques Rousseau, del quale si ricordano ancora le partite giocate e vinte con il principe De Conti.

Agli stessi tavolini fu iniziato al gioco Benjamin Franklin il quale, una volta tornato in America, contribuì notevolmente alla diffusione degli scacchi nel Nuovo Mondo e gettò le basi di quella che, alcuni decenni dopo, sarebbe diventata una formidabile scuola scacchistica.

Persino il Generale Bonaparte, appassionato quanto modesto giocatore, non riuscì a sottrarsi al fascino del Café de la Régence, del quale fu uno dei più assidui frequentatori. Fra i tanti cimeli napoleonici sparsi in ogni dove e spesso di dubbia autenticità, si conserva ancora il tavolino sul quale egli era solito, come si diceva allora, “Pousser du bois”. Questa colorita espressione (ancor oggi i cattivi giocatori sono definiti “Spingilegni”) dimostra come, anche nel Settecento, i pezzi di uso comune fossero generalmente di legno e l’uso dell’avorio, della porcellana, delle pietre dure o dei metalli preziosi fosse riservato, quasi esclusivamente, agli oggetti da collezione.

Oltre che da così illustri dilettanti, il Café era frequentato da una nutrita schiera di giocatori di professione, che vi trascorrevano le loro giornate non solo alla ricerca della gloria scacchistica, ma anche del facile guadagno. Non mancavano, infatti, i ricchi gentiluomini disposti a scommettere…e perdere grosse somme per avere il piacere di confrontarsi con un vero campione.

E l’uso di “Giocare a soldi” è sopravvissuto sino ai nostri giorni: una ventina d’anni fa un giovane Maestro jugoslavo, che si trovava a Vienna per disputarvi un torneo, mi confessò, con una punta di sadico compiacimento, di essere riuscito in una notte di gioco ad alleggerire le tasche di uno sprovveduto riccone della bella cifra di 40.000 dollari.

Ma la vera stella del Café de la Régence fu François-André Danican Philidor, fondatore dell’Opéra Comique francese e genio degli scacchi. Di lui si racconta che fosse in grado di disputare…e di vincere tre partite contemporaneamente giocando alla cieca, cioè senza guardare la scacchiera, nel bel mezzo di una brillante conversazione da salotto.

Federico Bernardini

Illustrazione: Napoleone ad Austerlitz, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Austerlitz-baron-Pascal.jpg

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