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Il 27 luglio hanno preso il via a Londra i giochi della XXX Olimpiade.

Cosa rimane dello spirito dei giochi olimpici antichi? NULLA! E dei giochi olimpici moderni, quelli sognati e creati dal barone Pierre de Coubertin? NULLA! Queste sono le Olimpiadi dell’ipocrisia e della dittatura degli sponsor.

In origine, per partecipare ai Giochi occorreva essere puri dilettanti: si gareggiava per l’onore personale e per quello del proprio paese e si riceveva in premio una corona d’alloro.

Nel 1912, alle Olimpiadi di Stoccolma, al vincitore delle gare di decathlon e di pentatlon, lo statunitense di origini amerinde Jim thorpe, vennero revocate le due medaglie d’oro perché il comitato organizzatore venne a sapere che da ragazzo l’atleta aveva partecipato ad alcuni tornei di football ricevendo in compenso una manciata di dollari.

Oggi la maggior parte degli atleti olimpici sono professionisti, non solo i calciatori o i tennisti, ma anche coloro che praticano l’atletica leggera e spesso, tra premi e sponsorizzazioni, guadagnano milioni o addirittura decine di milioni di dollari all’anno. Per vincere sono disposti a tutto, la vetrina olimpica fa lievitare premi e sponsorizzazioni. I casi di doping, come quello del velocista canadese Ben Johnson, non sono rari.

E quest’anno la sagra dell’ipocrisia e del rancido “politically correct” ha avuto inizio già prima della cerimonia di apertura, con l’esclusione dell’atleta greca Voula Papachristou, rea di aver twittato una battutaccia considerata sbrigativamente razzista, senza tener conto dello spirito goliardico con cui la specialista di salto triplo si è probabilmente espressa.

Se pensiamo che lo statunitense Avery Brundage, presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1952 al 1972, era dichiaratamente…e attivamente razzista, l’esclusione della Papachristou ci lascia esterrefatti.

Ma ciò che rende i giochi di Londra i più infelici della storia e degni di essere boicottati da chiunque conservi intatta la purezza dello spirito olimpico e sportivo è l’invadenza degli sponsor, per i quali l’evento ha un interesse di carattere esclusivamente commerciale, che hanno dettato, assecondati dal comitato organizzatore, regole arbitrarie e ferree all’interno del villaggio olimpico, dei campi di gara e persino nelle zone circostanti…una sorta di stato d’assedio decretato dalle multinazionali dell’hamburger, dell’abbigliamento sportivo…e via discorrendo, note per lo sfruttamento della manodopera nei paesi del Terzo Mondo e per il loro largo contributo all’inquinamento ambientale. Come sostenitori dello spirito di fratellanza universale simboleggiato dai cinque cerchi non c’è davvero male!

Fra gli sponsor più importanti, quelli che hanno maggiormente investito allo scopo di moltiplicare i loro guadagni grazie alla visibilità planetaria garantita dai Giochi, annoveriamo: Coca-Cola, McDonald’s, Visa, Nike e, in second’ordine, Adidas, British Airways e Bmw.

Per volontà di questi colossi e con il beneplacito del comitato organizzatore saranno dunque banditi dai siti olimpici tutti i marchi delle ditte concorrenti. Ma c’è di più, all’interno della “zona rossa” non si potrà bere una bottiglia di Pepsi o mangiare un panino fatto dalla mamma…ci pensano Coca-Cola e McDonald’s e l’unica carta di credito accettata sarà la Visa. Tali restrizioni saranno applicate anche alle zone circostanti e agli esercenti è fatto divieto di riferirsi a scopo promozionale all’evento olimpico e persino di servire patatine fritte, esclusiva della premiata ditta. E per vigilare sulla corretta applicazione delle regole gli sponsor si avvalgono di una vera e propria milizia, che ha facoltà di sequestrare qualunque prodotto non conforme.

Particolare scandalo, fra gli atleti statunitensi, ha destato l’imposizione di presentarsi alle cerimonie di premiazione indossando esclusivamente calzature e ed altri capi d’abbigliamento Nike, pur essendo, eventualmente, sponsorizzati da altri marchi. Non è escluso che dopo aver visto alle Olimpiadi di Città del Messico le mani guantate di nero, a Londra ci toccherà vedere, in segno di protesta, i piedi nudi degli atleti.

Insomma, una vera e propria sospensione dei diritti individuali, l’ennesima dimostrazione di come il potere sia ormai nelle mani di quei potentati economico-finanziari che sono in grado di dettare le loro regole a tutti e stanno trasformando l’umanità in un enorme gregge di pecore.

Federico Bernardini 

Illustrazione: Discobolo e lanciatore di giavellotto, fonte  http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pentathlon_athlets_Staatliche_Antikensammlungen_2637.jpg

 

 

 

 

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