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Pyotr Ilyich Tchaikovsky è uno dei miei compositori preferiti e con queste brevi note voglio rendergli il mio modesto omaggio.

Uomini come lui, che tanto e ingiustamente sofferse, ci aiutano ad alleviare le nostre sofferenze e dobbiamo loro un’immensa gratitudine.

Un genio della musica che alcuni, ancor oggi, accusano di “sentimentalismo”… come fosse un Rachmaninov qualunque.

Tchaikovsky aveva la musica in corpo, “l’orchestra nella testa”, come dice il mio amico Ermanno Pradella, che insegnava Composizione a Santa Cecilia.

Una musica, la sua, che viene dalla sofferenza del corpo e dell’anima e al corpo e all’anima dà sollievo.

E’ considerato il più filooccidentale e il meno russo tra i grandi che quella terra superba ci ha dato nell’Ottocento ma… se avete un po’ d’orecchio, riconoscerete nell’attacco della Sesta le note di “Oci ciornie”, lente, dilatate e sofferte… poi, abbandonatevi al tormento e all’estasi.

E il “Concerto in Re maggiore op. 35 per violino e orchestra”? Un lungo, ritardato, travolgente orgasmo musicale. Far l’amore ascoltando quelle note sarebbe un’esperienza indimenticabile… “La cavalcata delle Valchirie” va bene per una sveltina, l’ouverture del “Guglielmo Tell” per uno stupratore da “Arancia meccanica” e “La morte e la Fanciulla” per un raffinato e perverso tipo umano partorito dalla torbida fantasia di Polanski.

Mio caro Pyotr, riposa finalmente in pace. “Sono ancora vivo, non vedo Beethoven” si narra abbia detto Schubert sul letto di morte… io me li immagino, ora, tutti insieme, in alti delubri di pietra serena dove arpe di cristallo diffondono note trasparenti e leggere… come rondini su un filo.

Guardate le rondini, quando si posano sui fili come note su un pentagramma… e ascoltate la loro musica.

Federico Bernardini 

Illustrazione: Pyotr Ilyich Tchaikovsky pochi mesi prima della morte, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Csajkovszkij_02.jpg

 

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