Stava per finire il secondo millennio.

Sicuramente ero entrato nella fase di studio, sempre più incuriosito e catturato dalla vita mauriziana. Ma sono diffidente più di quanto non lo sia stata mia madre e non mi lascio acchiappare dalle apparenze. Il mio “fidanzamento” con Mauritius è durato otto anni.

Nei primi tre (gli ultimi del 1900) non avevo ancora messo in atto “la metodica alternanza”: due mesi di tossico a Milano e due di disintossico Sull’Oceano. Ma, appena era possibile, anche una sola settimana, mi prenotavo un volo con l’Air Europe e la camera al “Villas Mon Plaisir”.

Non è il nome di una squallida casa di piacere tipo Via Vitruvio, ma uno splendido, piccolo albergo, dove la singola, in mezza pensione, costa come la permanenza di una sola ora al Valtur, e dove la qualità dei servizi è allo stesso livello di quelli offerti dal T.O. italico. L’unico problema era ed è ancora oggi quello di trovare posto, perché il “Villas” è sempre pieno. Non conosce la bassa stagione.

L’albergo è situato a Pointe Aux Piments. All’epoca, era insospettabile che nel 2005  avrei preso la residenza in quest’isola e proprio in questa località, che mi rinnova tutti i giorni la gioia d’essere vivo.

L’albergo ha una piccola spiaggia, non è mozzafiato, come tante altre dell’isola, ma è ben attrezzata e ricca di una -zona ombra- fitta di filaos, i pini mauriziani.

Gli indigeni sono festaioli e con quattro religioni ufficiali (Indù, Cattolica, Musulmana e Buddista) ogni settimana c’è una festa, quindi “bisboccia” tra i filaos. Fare una passeggiata nei giorni di “bisboccia” significa provocare continui inviti ad unirsi ai grandi barbecues ed alle ancor più grandi bevute. Il tutto, purtroppo, rovinato da musica a manetta di jumbo stereo, mah…

Era il giorno dopo Pasqua, per noi è il canonico giorno delle gite fuori porta. Qui è solo una festa in più.

Avevo percorso solo una decina di metri tra i filaos e mi sono fermato ad ascoltare tre chitarre che suonavano con un buon affiatamento. Sono rimasto con le orecchie vicine alle chitarre ma ad una distanza insospettabile. Suonavano bene, ma c’era qualcosa di stonato. Semplice, le chitarre erano accordate male.

Non sono un musicista “patentato” ma la musica mi cattura ed ho imparato a divertirmi con alcuni strumenti senza aver mai studiato niente, solo occhi ed orecchie.

Ho atteso per comprendere se anche i chitarristi si sarebbero accorti delle colpose dissonanze, ma …

Mi sono avvicinato e subito il gruppo m’ha ingiunto d’ingurgitare uno spiedino con annesso annaffiamento ovviamente di rhum. Ho detto: “Dopo, ora datemi quella chitarra”.  Ne ho indicato una a caso perché erano sicuramente scordate tutte e tre.

Nel più totale baccano orgiastico ho mantenuto la giusta concentrazione (ma sono bravo ad astrarmi) ed ho accordato perfettamente una, due, tre chitarre tutte sorprendentemente uguali.

Non solo i tre suonatori, ma tutta l’enorme cerchia di curiosi è rimasta come calamitata. Uno dei musici m’ha detto: “Se sai accordare così bene, sicuramente sai suonare, vogliamo sentirti!” Ho risposto con un sorriso che le orecchie sono un mezzo per ascoltare, ma per saper suonare ci vuole un allenamento che non avevo più e che comunque loro erano molto più bravi di me.

Niente da fare.

I Mauriziani sono gentili, ma terribilmente ostinati anche se sempre con maniere gentili.

M’è giunto un lampo.

Eric Clapton, sì proprio il massimo genio vivente della chitarra, che ho conosciuto a Milano all’epoca dell’innamoramento con la Del Santo, m’aveva insegnato un giro di blues che, sue testuali parole: “Con tre chitarre e quattro accordi ci vai avanti tutta una serata!”

Al tramonto eravamo come sul palco della Royal Albert Hall. Le mani (chissà quante) scandivano il ritmo e il trio, in un’alternanza perfetta tra solista ed accompagnamento, continuava ancora a girare su solo quattro accordi ma che uscivano sempre con armonie diverse

Ancora oggi trovo qualcuno che mi dice: “Sai… c’ero anch’io al CONCERTO DI PASQUA, tra i filaos di Loco, cosi si chiama quella spiaggia di Pointe Aux Piments!!!

Alberto Nacci

Illustrazione tratta da Google immagini

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