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Tra le rocce vulcaniche di Pointe Aux Piments, c’è una “poltrona” di pietra nera,  che tutti conoscono come “le fauteuil d’Alberto”.

Al tramonto, se qualcuno mi cerca, è inutile chiamarmi sul “portable”, non rispondo, perché sono seduto in poltrona davanti all’Oceano. E’ un momento magico… e terapeutico.

Magico perché i tramonti sull’Oceano sono quasi un passaggio mistico, una carezza interiore che dura almeno quanto il tramonto.

Terapeutico perché la “stones therapy” è una realtà riconosciuta e tanto più efficace quanto più le rocce sono vulcaniche. Ci si appoggia la schiena, nel momento in cui hanno immagazzinato il massimo del loro calore, quindi, proprio al tramonto, i doloretti da artrosi vengono cancellati.

Vado sulla mia “poltrona” sempre con un libro. E’ solo un alibi,  perché con il sole in faccia è praticamente impossibile leggere. Ma non voglio spiegare a tutti che ci vado per vedere quello spettacolo che, in fondo, è solo mio. Le orecchie sono avvolte da “tappi” che emettono musica.

Non importa se sia Chopin o Jesus and Mary Chains, la musica mi toglie tutto quello che è estraneo allo spettacolo visivo che si trasforma attimo per attimo e ogni giorno cambia copione.

Il primo a scoprire questo mio “rifugio” in riva all’Oceano, è stato un bambino di sei anni.

Facevo finta di leggere, guardavo il mare ed i riflessi del sole che saltava tra le rotondità delle nuvole prima di friggersi definitivamente al contatto con l’Oceano. Le orecchie ostinatamente tappate da musica (all’epoca c’erano gli enormi walk-man con cassette).

Non mi sono accorto dell’arrivo del piccolo che mi è letteralmente salito sul collo da dietro la “spalliera” della “poltrona”.

”Heilà! Chi sei?”  “Nicholas” mi dice lui. “Stai bene là sopra?” “Benissimo!”  “Pensi di restare a lungo?” “Fino al tramonto”.

”Mi scusi, mi scusi tanto!”  s’affretta a dirmi subito una bella signora, che nel frattempo si era avvicinata alla mia poltrona sull’Oceano, “Il mio piccolo vi vede tutti i giorni e s’è affezionato a voi”. “Eh!” dico io “credo proprio di sì,  perché ha scelto un posto comodo per osservare il tramonto”.

Marie Claire, è il nome della madre di Nicholas, m’ha raccontato una lunga storia, comprensiva di tutte le sfortune della sua vita (4 mariti) e le fortune (9 figli). M’ha detto che era l’ultimo giorno di vacanza per l’ultimo nato, Nicholas, perché “Domani comincia la scuola e il piccolo teme che poi non potrà più incontrarvi. Ecco perché ha fatto quello che io stessa non m’aspettavo!”

Abbiamo atteso il tramonto tutti e tre.

Oggi Nicholas è un ragazzo di 18 anni. Frequenta la scuola superiore. Sono trascorsi tanti anni, ma non ha mai dimenticato Alberto e capita spesso che passi ancora a salutarmi, non a casa mia, ma, al tramonto, sulla mia poltrona di roccia nera davanti all’Oceano. E mi chiede:

“HeyAlby! Come si presenta lo spettacolo oggi?” “Splendido!” rispondo io.

Che cosa e cambiato?

Niente. No…ora ci sono gli MP3,4,5…tanta musica in poco spazio. Ma il tramonto sull’Oceano è sempre uno spettacolo che viene replicato diversamente ogni giorno, Almeno, quando il sole c’e!

Nicholas, non mi salta più sopra il collo, ma spesso, anche lui, proprio come anni fa, si prepara al momento magico del sole “Qui… frire”.

Alberto Nacci

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