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(Copertina originale del manoscritto – “Mario Saragat”)

Grazie a Ines Saragat, nipote del protagonista di queste pagine, che a quell’evento partecipò in prima persona, abbiamo l’opportunità, dopo quasi ottant’anni, di riflettere su una pagina assai controversa della nostra storia recente, che ci viene presentata in forma di diario.

Un documento prezioso, che pubblichiamo in esclusiva, a puntate, per i lettori dell’Urlo.

***

Forse, quell’idea di mettere le mani sull’impero etiopico di Hailé Selassié, Mussolini la maturava da un pezzo.

Ma il vero “progetto A.O.” nacque nell’Aprile 1934.

La conquista delle terre d’Etiopia, diceva il Duce, avrebbe dato pane, lavoro e ricchezza agli italiani.

Nel dicembre del ’34 accadde il famoso incidente nell’oasi di Ual Ual, un posto d’acqua con trecentocinquantanove pozzi, situato nell’incerto confine somalo-etiopico: malintesi, prepotenze, scaramucce, e scontro a fuoco tra le truppe coloniali italiane e la scorta etiopica.

Era il “casus belli”.

Il 30 dicembre Mussolini aveva deciso: distruzione delle forze armate etiopiche, conquista totale dell’Etiopia, una guerra coloniale verso un paese arretrato che aveva, quarant’anni prima, inflitto all’Italia la sanguinosa umiliazione di Adua.

A nulla valsero i tentativi di accomodamento e le minacce di sanzioni da parte della Società delle Nazioni.

Nel settembre del 1935 l’Italia presentò alla Società delle Nazioni un memorandum: “…l’Etiopia è uno stato barbaro e incivile …”

Un mese più tardi si annunciò al mondo che “lo spirito bellicoso e aggressivo” dell’Etiopia aveva costretto l’Italia alla guerra.

La campagna d’Africa fu preceduta da una massiccia propaganda fascista sulla necessità per l’Italia di avere un “posto al sole”.

Ai futuri eroi si era promesso che i moderni armamenti (carri armati, aerei, gas tossici) avrebbero assicurato una “guerra senza lacrime”; tutti avrebbero conseguito gloria e ricchezza.

Il 2 Ottobre, alle 18 e trenta, Mussolini si affacciò al balcone di Palazzo Venezia per un discorso alle camicie nere: ” … Italia vittima… ci è stato negato un posto al sole … abbiamo pazientato quarant’anni. Ora basta! …”

Il 3 Ottobre, alle cinque del mattino, le avanguardie varcarono il Mareb, fiumiciattolo che divideva, a nord di Adua, l’Eritrea dal territorio abissino.

Cominciava la guerra d’Etiopia.

Il resto è noto, è storia.

Ma, forse, non sono altrettanto noti la quotidianità, la vita giorno per giorno, i pensieri… la posta che non arriva… lo sconforto, la fatica e la fame, la paura. E poi la lettera della mamma, i dolci arrivati da casa, la gioia di ritrovare il fratello (“… La sua compagnia mi aiutava più che materialmente …”) … gli occhi che brillano per il vino… i giuochi quasi fanciulleschi al fiume …

Insomma, il vissuto dei tanti ragazzi che dovevano conquistare “un posto al sole” e avrebbero avuto “gloria e ricchezza”.

Ho avuto l’opportunità di avere fra le mani il diario di uno di quei ragazzi.

Leggerlo è stato conoscere un pezzo di storia nella storia; trascriverlo è stato ascoltare il silenzio di quei ragazzi, il silenzio dei nostri padri.

Il loro silenzio è stato il discorso più significativo su cosa sia la guerra.

Un silenzio durato anni, tutta la vita; mai un episodio, mai un racconto, con nessuno.

Nel tentativo, forse, di rimuovere il ricordo di privazioni e durezze, marce estenuanti, digiuni e fatiche, sangue e cadaveri.

Ma, soprattutto, nel tentativo di cancellare il più grande degli orrori, il fardello più pesante: l’essere diventati, induriti dalle atrocità, aridi e insensibili: “… Nessuna impressione mi fa a me il tormentarli… quei vili… un bambino nello spasimo della morte… li finiamo a calci… incendiare il paese vicino… torturarli… sfregiati a colpi …”. E il  dolore per la morte degli amici: “…Ha messo la vendetta su tutti gli animi”.

Il diario, dopo la baldanza iniziale, si spegne nella stanchezza e nello sconforto.

Dove sono andate a finire le “…grandiose dimostrazioni… sfilate superbe… suoni di bande… manifestazioni vivissime… inneggi e canti …?”

Esiste solo la malattia e lo sgomento della morte.

Non importa neanche sapere chi ha vinto o chi ha perso.

Non importa, non interessa sapere com’è andata a finire la guerra.

Importa solo tornare a casa.

Per bagaglio, nessuna gloria, nessuna ricchezza. Solo un grande, lungo silenzio e una vecchia scatola di cartone con qualche fotografia e un diario.

Ines Saragat

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(Mario Saragat)

11 Aprile 1935 – Livorno

Richiamato alle armi l’11 Aprile 1935 – XIII, a Cagliari, destinato al 7° Livorno Art. di Corpo d’Armata; il giorno 13 Aprile arrivato a destinazione.

Assegnato al 7° Reg. per l’A.O.[Africa Orientale], Artiglieria di C.A., alla Batteria Comando (Nucleo Radio) Capitano Azzi.

Per caserma, Scuole Micheli San Marco: (istruzioni varie).

Il 15 Giugno, dopo aver cambiato  certe case borghesi dato il gran numero di soldati, cambiati di caserma, all’ospedale Regio Vecchio.

Dal 15 Giugno al 15 Luglio, istruzione di raro, liberi sempre da mattina a sera, gran divertimenti a fare i bagni al Calambrone bagni n° 47.

Il 15 Luglio partiti al campo di scuola di tiro per l’A.O. – Livorno Castellina Marittima.

Il 18, Capo Posto alla cassa (prima punizione), giorni 6 di rigore per il seguente motivo: “Venuta l’ispezione e non trovato il Capo Posto”.

(Io, dato che ero vicino ad una casa in cui sono stato diverse sere a ballare, pregato da questi mi allontanai per un’ora circa, e in questo frattempo giunta l’ispezione).

Il 24 Luglio, ore 22, ricevuto da Livorno per mezzo della radio (dove io facevo parte del servizio), seguente radiogramma:

“Rientro del 7° per ordine improvviso Ministero Guerra – Stop – prepararsi partenza A.O. – Stop – Bonino”.

Il 25 Luglio, con grandiosa dimostrazione del paese, alle ore 5 del mattino, rientro in sede a Livorno.

Il 3 Agosto, pronti per la partenza (gran lavoro) per il prelevamento materiale A.O.

Il 4, ore 2 mattino, seguente fonogramma: “Sospesa partenza 7° di C.A. a nuovo ordine – Stop – Ministero Guerra”.

Il 12 Agosto partiti per il 2° campo Quercianella Marittima (posti meravigliosi, ma! pochi abitanti).

Il 26 agosto rientrati dal 2° campo e, dal 26 al 29 Settembre, in attesa di partenza: manifestazioni vivissime, sfilate superbe ogni tanto.

Il 30-9, ore 16, ordine improvviso: partenza il 1° Ottobre da Livorno ore 13.

Dalle ore 16 del 30-9 alle ore 12 del 1-10, caricamento macchine e materiale sul treno (lavoro immenso, anche di notte). Alle 12, sfilata nella città imbandierata di Livorno, con calorosa manifestazione dei borghesi.

Alla stazione, ore 13, affollatissima, tutte le rappresentanze borghesi e militari, con tutte le autorità civili, assistono, fra lacrime e grida di auguri e suoni di bande, alla nostra partenza che si è estesa fino alle ore 16-15.

Il 2, ore 2 di notte, Roma; sosta fino alle ore 9; grande accoglienza nella stazione Trastevere da tutte le autorità Romane.

Il 2-10, ore 10, arrivo a Napoli: subito messi in libertà.

Il 3-10, in tranvai ad ammirare Napoli tutto il giorno; assistito al cambio della guardia nel Palazzo Reale dove abita S.A. il Principe. Visitata la Torre Annunziata, il Vomero, Galleria Umberto 1° (vista meravigliosa) e tanti e tanti magnifici posti dei quali non ricordo il nome.

Così fino al giorno 4-10; alle ore 16, sfilata per le principali vie di Napoli tutta imbandierata.

Ore 18: arriviamo stanchi, ma sempre cantando, in mezzo a due lunghe file di persone borghesi che, con grida di augurio e inneggi al Duce, ci aprono la strada per il porto.

Ore 18,30: montati sulla gloriosa nave Liguria pronta per portarci in A.O., con la presenza di tre picchetti armati d’onore, le rappresentanze di tutti i corpi armati con i loro comandanti, tre bande militari e due borghesi, 16 Generali tra i quali Baistrocchi e S.A.R. il Principe ereditario, il quale ci fa visita sulla nave, dandoci il suo affettuoso augurio e saluto, La bella Liguria salpa alle ore 21 precise con un colpo di cannone di marina e con lo squillo di 5 bande che contemporanee suonano, e tra le grida di una immensa folla; e il 7°, allora, con il suo concerto, canta ” Giovinezza”. Così fino a quasi le 9 e mezzo finché la nave si è persa nel grande mare di Napoli.

Il 5, ore 10, arrivo a Messina per l’imbarco della divisione “Sila”.

Dimostrazione vivissima nel porto da parte di tutti; arrivo e partenza a rombo di cannoni a salve, e di fari di riflettore di sei corazzate ancorate fuori porto; e così si prende il largo il giorno 6, non si vede più altro che mare e cielo, acqua e pesci.

Il giorno 6, in piroscafo, passato alla cucina.

Il 7, ore 22, arrivo a Porto Said, (Egitto) veduta dalla nave meravigliosa.

Sosta per rifornimenti di viaggio fino alle ore 4 del mattino; subito, pochi Km., infiliamo il canale di Suez e già si fa sentire il caldo; da allora il caldo nel Mar Rosso si fa sentire gradualmente come andiamo avanti.

Il 12, ore 24, arrivo al porto di Massaua, ma il caldo è irresistibile e la piccola Liguria non può entrare in porto dato l’ingombro dei piroscafi sotto scarico che ci sono.

La veduta è magnifica, il traffico è straordinario, nelle baie si vedono navi di materiale e decine che aspettano il loro turno.

Alle ore 8 la nave è ancorata nella banchina e si incomincia lo sbarco.

Qui, sosta fino al 14 per lo scarico materiale nostro, giorni indescrivibili, il caldo è eccessivo.

Il 14-10, ore 20, partenza in colonna da Massaua; il 15, ore 10, arrivo a Decamerè; qui sistemazione di accampamento.

Finito questo, libertà, e in cerca subito di paesani, dei quali trovati Lai, Broi, Daga, e tanti altri, ogni sera baldoria.

Il giorno 22-10 ore 3, partenza da Decamerè in colonna (strade disastrose, traffico eccessivo).

Il 23, ore 18-30, Senafè; qui trovati amici di Felice e datemi buone speranze sulle sue tracce.

Il 24, ore 5, partenza da Senafè per Adigrat. Arrivo ore 14 ad Adigrat.

Grandi ricerche da parte mia di Felice, (ma invano).

Il 26, ore 11, gran gioia inaspettata; Felice è presso la mia tenda (mentre ero occupato a scrivere ai nostri cari genitori).

Rimasti in compagnia fino alle 11 di notte (in queste ore scritto assieme a casa).

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(Suo fratello “Felice Saragat”)

Illustrazioni: 1-2 Mario Saragat, autore del diario. 3 Felice Saragat, suo fratello. (Proprietà Ines Saragat)

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