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Fino a quando saremo capaci equamente di prendere e dare, senza mettere prima i due “pesi” sulla bilancia dei valori, sono sicuro che esisterà la felicità, quella allo stato puro. Seguono tre esempi.

Jessie è una cagnolina di grande tenerezza. Ha imparato a volermi bene. Io so che vuole solo essere accarezzata perché con lei non lo fa nessuno. Con il passare del tempo, Jessie mi cerca, sempre nei momenti in cui è sicura di trovarmi, per catturare le mie carezze; poi va via, con la coda in fermento.

Questo è felicità!

Una domenica pomeriggio, ero a casa con “T”, prima di fare lezione di guida. Ho cambiato le tende e “T” mi ha aiutato. Poi, scendendo le scale, mi sono accorto che “T” non mi seguiva. Sono tornato indietro, era sul letto, con un’espressione triste. Ho cercato di capire il perché di quella faccia abbacchiata.

Come se per la prima volta riuscisse a confessare un sentimento vero, mi ha detto: “Tu es mon meilleur ami”. “Anche tu”, ho risposto subito, non solo perché volevo, comunque, mantenere la “par condicio”, ma anche per autentica verità. Poi mi ha chiesto: “Posso stringerti la mano?”

”Certo!” Ho risposto, con autentica sincerità.

”T”, all’epoca di quest’episodio, aveva 15 anni. Mi diceva che aveva sempre avuto molta diffidenza in tutto e tutti. M’ha confessato che per la prima volta strigeva una mano non per… abitudine, ma per volontà. Oggi non so più niente di “T”, ma quella stretta di mano… Sì, questa è felicità!

La mattina, alle 7 e 30, nel patio, tutti i giorni, c’e il “rito” della  prima colazione. Circondato da piante, fiori, alberi da frutta e colori non tutti descrivibili, deposito il mio vassoio con tazzone di Nescafe, 6 biscotti, una papaya, una mela, uno yogurt intero e zuccherato, un “coeur de boeuf” (della frutta esotica) ed una banana.

”Bonjour” dice tutte le mattine “M” (l’enorme vicino di casa) prima di partire con la sua splendida BMW nera per Port Louis, dove l’attende il lavoro di consulente finanziario.

Tutto come tutti i giorni?…No!

Appena ho cominciato a roteare il cucchiaio nel tazzone, ho sentito dei rumori sconosciuti provenienti dal “manguier” (albero del mango) del giardino di “M”. Il ripetersi continuo di questo fruscio direi quasi sempre più esasperato, m’ha costretto a indagare con lo sguardo nella zona dell’albero da dove proveniva…il “frullato”.

Ho visto un “cardinal”, un uccello grande come un passerotto, ma tutto rosso, da qui il suo nome. Il volatile, l’ho compreso subito, era rimasto con una zampina impigliata in un ramoscello dell’albero e malgrado tentativi disperati non riusciva a liberarsi. Con il tipico balzo del “pensionato” sono saltato dentro il giardino ed ho liberato facilmente il “cardinal”. Poteva, doveva volare subito via. Fa parte dell’istinto di tutti i volatili. Invece no, è rimasto per qualche istante sul palmo della mia mano aperta, quasi a voler dimostrare totale fiducia e quindi gratitudine per avergli ridato la libertà. Poi, con calma, è volato via.

Questa è felicità!

Alberto Nacci

Illustrazione: “Cardinal” (Alberto Nacci)

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