Paloma Picasso interpreta la parte della contessa nel film “Contes Immoraux” di Walerian Borowczyk

Secondo la leggenda ella è la “Vampira”, colei che uccide le giovani vergini per bagnarsi nel loro sangue e così conquistare l’eterna giovinezza. Ma la storia ci dà di lei un’immagine più banale: Erzsébet Báthory è una delle più efferate serial killer di tutti i tempi e, prendendo per buona la stima massima delle sue vittime (650), addirittura la peggiore in assoluto, considerando anche i maschi, che sono la maggioranza in questa non invidiabile classifica.

La leggenda della “Contessa Sanguinaria” si basa su una cronaca settecentesca redatta dall’erudito tedesco Michael Wagner, alla quale, nel 1865, si rifece il reverendo Sabine Baring-Gould, l’autore di “The book of Werewolves” (Il Libro dei Lupi Mannari) che contiene un intero capitolo dedicato alla  Báthory.

Ed è proprio grazie all’opera di Baring-Gould e dei suoi numerosi epigoni che ancor oggi prevale, nell’immaginario collettivo, la figura della “Vampira”, circonfusa da un fascino perverso che ha ispirato scrittori, musicisti, pittori e autori cinematografici. Ma cerchiamo di capire, basandoci soprattutto sui verbali del processo cui fu sottoposta nel 1611 e sul suo diario, nel quale annotava meticolosamente il numero delle sue vittime e le sevizie cui amava sottoporle, chi fu veramente Erzsébet Báthory e quali furono le sue “gesta”.

Sgomberiamo il campo, innanzi tutto, dalla leggenda. Centinaia furono i testimoni escussi nel corso dell’inchiesta a suo carico, e nessuno di essi fece alcun riferimento alle sue presunte abluzioni nel sangue delle vergini allo scopo di conseguire l’eterna giovinezza. Uno ed uno soltanto fu l’impulso che la spinse a commettere i suoi crimini: il sadismo, il piacere di torturare e uccidere le sue giovani vittime, alle quali, tra le altre cose, amava strappare a morsi i seni, ragione per la quale le fu attribuito l’appellativo di “Tigre di Čachtice”, la città slovacca, ma allora ungherese, dove sorgeva uno dei suoi castelli.

Erzsébet nasce nel 1560 a Nyírbátor, da una delle più illustri e potenti famiglie ungheresi, aduse ai matrimoni tra consanguinei, allo scopo di non disperdere i loro patrimoni. E forse è proprio nella degenerazione endogamica che possiamo rintracciare il germe della sua follia. Una follia serpeggiante nella sua famiglia: uno dei suoi zii era dedito a culti satanici, sua zia, Klara, era famosa per le orge che organizzava nel suo palazzo e suo fratello István era un alcolizzato e un degenerato sessuale.

Appena undicenne è promessa in sposa al rampollo di un’altra famiglia magnatizia: Ferenc Nádasdy, e va a vivere nella casa dei suoi futuri suoceri, conducendo una vita disordinata e confondendosi coi giovani contadini, uno dei quali, all’età di tredici anni, la mette incinta. Dopo un parto segreto il frutto di quell’unione viene fatto sparire e appena compiuti i quindici anni Erzsébet si sposa con Ferenc.

Suo marito è un sadico, aduso a torturare i suoi servi e i prigionieri fatti nel corso delle campagne contro i Turchi, coi quali rivaleggia in bestialità. E da lui che la giovane Erzsébet apprende i rudimenti dell’ “Arte” e ben presto, assecondando la sua natura di lesbica sadica, comincia a rivolgere le sue attenzioni verso le giovani serve della casa, dando inizio alla sua infame carriera di torturatrice e assassina.

Con o senza motivo, anche a seguito della più veniale mancanza, la Contessa infierisce atrocemente su di loro. Ama conficcare spilloni nelle loro carni e ustionare con ferri arroventati il loro volto, i loro capezzoli e i loro organi genitali; infilare le sue dita nelle loro bocche e tirarle fino al punto di lacerare le guance; gettarle nude nella neve e versare sul loro corpo dell’acqua fredda, per poi vederle morire assiderate o cospargerle di miele e abbandonarle fino alla morte ai morsi degli insetti.

Nel compiere questi atti, la Contessa è colta da frenesia e si abbandona a ogni sorta di sconcezze, al turpiloquio e alla blasfemia, come posseduta dal demonio.

Nel 1604 Ferenc Muore ed Erzsébet sprofonda sempre più nella sua follia omicida, attirando nel suo castello, con la scusa di prenderle al suo servizio,  centinaia di giovani contadine, che tortura, mutila e uccide, per poi abbandonarne i resti, con l’aiuto dei suoi servi e complici Ilona, Thorko e Fizkco, all’interno della sua proprietà o nelle campagne. Quando gli inquisitori faranno irruzione nel suo castello di Čachtice la troveranno intenta a torturare alcune fanciulle, mentre le membra straziate di altre verranno rinvenute in ogni dove.

Infamie che non possono restare inosservate, ma la sua elevata condizione sociale e quella miserabile delle sue vittime, della cui sorte nessuna autorità si cura, le consentono di agire indisturbata.

Ciò persino durante i suoi soggiorni a Vienna, dove continua indisturbata a torturare e uccidere nella sua residenza di piazza Lobkowitz, nei pressi del Palazzo Reale. Gli unici a protestare sono i monaci agostiniani di un vicino convento, che lanciano vasi contro le sue finestre quando sentono le urla disumane delle fanciulle che la contessa tortura con una sorta di “Vergine di Norimberga”.

A un certo punto, però, nel suo inarrestabile crescendo di perversione, la Contessa comincia a muovere passi falsi. Desiderosa di accrescere il suo piacere, comincia a organizzare sedute di tortura di gruppo, cui invita altri membri dell’aristocrazia. Il numero delle vittime cresce e diventa sempre più complicato sbarazzarsene. I loro corpi vengono lasciati a putrefarsi sotto i letti del castello e quando il lezzo diventa insopportabile i suoi servi li disperdono nelle campagne circostanti, dove vengono rinvenuti dai contadini, i cui racconti cominciano a creare la leggenda della “Vampira”.

Ma è quando, stanca di torturare contadine, comincia ad attirare nel suo castello giovinette appartenenti alla piccola nobiltà, che la contessa segna la sua fine. La cosa giunge agli orecchi del re Mattia d’Asburgo, che ordina al conte Thurzo, governatore di Bratislava, di aprire un’inchiesta.

Mattia non è spinto all’azione da nobili sentimenti di giustizia, ma piuttosto da sordide ragioni d’interesse. Erzsébet è ricchissima e può addirittura vantare nei suoi confronti grossi crediti. Per di più è protestante e se il re riuscirà a provare le accuse di stregoneria, montate ad arte contro di lei, potrà annullare i suoi debiti e confiscare i beni della Contessa.

Ma Thurzo è imparentato con la famiglia Bathory, col consenso della quale, prevenendo le mosse del re, dopo averla arrestata, organizza un processo ex abrupto allo scopo di condannarla per semplice omicidio e non per stregoneria, preservando così i beni della casata.

La notte del 29 dicembre 1610, gli sgherri di Thurzo fanno irruzione nel castello di Čachtice, dove Erzsébet, ormai totalmente perduta nella sua follia, è intenta a torturare alcune fanciulle. I corpi smembrati di altre sono disseminati in bella vista nelle stanze del castello.

Il due gennaio del 1611, la Contessa viene giudicata in contumacia e condannata ad essere segregata a vita in una stanza del suo castello, la cui porta sarebbe stata murata, lasciando solo un’apertura sufficiente a farvi passare il cibo.

Il re avrebbe voluto che l’accusata fosse presente in giudizio per essere interrogata dall’autorità religiosa, allo scopo di provare l’accusa di stregoneria che sarebbe stata mossa nei suoi confronti, con le conseguenze che abbiamo detto. Ma Thurzo riesce abilmente ad evitarlo, dichiarando che ciò avrebbe rappresentato un insopportabile oltraggio alla nobiltà ungherese.

I complici della Contessa vengo invece condannati al rogo dopo essere stati sottoposti a inaudite torture. Nei confronti di quei semplici plebei non era il caso di avere troppi riguardi e Thurzo, ma legalmente, li fa sottoporre alla stesse sevizie per le quali venivano condannati: interessante spunto di riflessione sulla giustizia dell’epoca… ma questa è un’altra storia.

Il 21 agosto del 1614, uno dei carcerieri la trova morta nella sua cella, dopo che per giorni aveva rifiutato il cibo.

La famiglia Báthory era all’epoca una delle più illustri d’Ungheria e alcuni dei suoi membri ne avevano cinto la corona. Molto si è discusso, data la fama di vampira della Contessa, su un suo possibile rapporto di parentela con Dracula e non è escluso che i due abbiano avuto antenati comuni. Alcuni rapporti tra le due famiglie sono invece certi: fu  István Báthory a comandare la spedizione che riportò al trono Dracula nel 1476 e alcuni suoi feudi, all’epoca della Contessa, erano diventati proprietà della famiglia Báthory.

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Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

 

 

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