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Il mondo dei “social networks” è paragonabile a quello delle riviste che si trovano presso I barbieri o nelle sale d’attesa di alcuni studi. Frasette staccate su cui chiunque può innescare un’opinione che, il più delle volte, è solo sul meteo, il caffè del mattino, proposte musicali, ricette… considerazioni con frasi dove sembra che Jim Morrison abbia detto tutto lui ed aforismi, aforismi, aforismi.

Il “social” ha la caratteristica d’essere un mordi e fuggi. Un giornale dura almeno un giorno, una frase, scritta in un social la mattina, è già scomparsa a mezzogiorno. La formula è sicuramente azzeccata se nel mondo intero oltre 700 milioni di anime sono registrate nel solo Face Book.

A lungo andare questo “vizio”, si è veramente un vizio, diventa un onere. Pensate! C’è chi dice: “Per qualche giorno non ci sarò… ma tornerò presto”. Al ritorno si spalmano i: “Ci sei mancato/a!” Vero? Mah!… Certamente è tutto scritto, ma il “social” non può esprimere sentimenti reali… solo apparenti.

Dal “social”, in questo caso proprio Face Book, si può accedere ai blogs. Qui il discorso è molto diverso. Chi scrive è un “conta storie” . A volte sono interessanti, a volte sono noiose, spesso sono molto lunghe. Ecco, credo che un blog lungo scoraggi in partenza chi, dal “social”, si attende solo dei flashes, brevi frasette con cui solo alcuni bravi provocatori della discussione sono capaci di “catturare” anche 200 commenti. Ma, attenzione! Chi arriva dopo o si legge tutto quello che è stato “commentato” prima o finisce per ripetere quello che è stato già scritto, ma, come detto, prevale la pigrizia nel leggere.

Per dovere di cronaca, ricordo che ogni server ha un angolo di blogs,  dove giornalisti più o meno noti sviluppano un tema del loro “dominio” quindi: politica, sociologia, mondo dei giovani, televisione, arte, animali, tecnologia, filosofia e quant’altro. Il giornalista scrive una paginetta… e poi ci si “scanna” con commenti che non  sempre sono coerenti con il tema, ma tant’è. Solo raramente, qualche giornalista scende dal suo piedistallo ed anche lui commenta (chiarisce) i commenti, altrimenti la “bagarre”, spesso, ma non sempre, diventa totale.

In questi blog abbiamo letto cose di grande interesse, che ciascuno di noi può commentare integrando le storie con esperienze personali, quindi altre storie, purché  siano inerenti a quanto già scritto. Invece, a parte i soliti tre, quattro “afficionados” , per il resto si ha l’idea che leggere  sia davvero faticoso.

Oggi, dopo questa introduzione d’ordine generale, lancio una provocazione per confrontarci, uso un termine che mi è caro. Voglio proporvi una “pillola” sintetica, se volete ne parliamo insieme come sempre. Eccola:

“PASQUA, COME NATALE, SONO SOLO LE FESTE DEI COMMERCIANTI!”

Che mi dite? Non è vero?….Si, però… non per tutti… eccetera.

Ecco questo è il primo “SOCIAL BLOG”. Lo facciamo morire subito?

Alberto Nacci

Illustrazione tratta da Google immagini

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