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Quando ero nel turismo attivo, le lettere di protesta avevano, quasi sempre, una lamentela fondamentale: il mangiare. Nel momento in cui si prenota un viaggio, ci si lascia facilmente prendere dall’entusiasmo per l’esotismo di certe località che, fino al momento d’arrivarci, rimangono nell’immaginazione come uno splendido sogno da realizzare. E tutto resta idilliaco fino al momento in cui non si “tocca” con gli…occhi. Per molti, la realtà turistica s’identifica solo con i piaceri del palato.

Le piramidi, il deserto e le oasi, i grattacieli e le pagode, rimarranno sempre nelle foto ricordo di chi ha effettuato un viaggio in Egitto, nell’inafferrabile fascino di Manhattan, così come nessuno dimenticherà mai la reale ospitalità di tutti (quasi) i popoli dei paesi dell’Estremo Oriente.

Il discorso sull’esotico potrebbe continuare a lungo. E’ vero, tutti sogniamo, ma alcuni, quando raggiungono i loro sogni, scoprono che avevano previsto tutto, sì, proprio tutto, tranne che…gli spaghetti!

E’ statisticamente provato che il 10% degli italiani (viaggiatori), al ritorno da un viaggio organizzato, scrive alle agenzie presso le quali ha prenotato delle lettere di protesta. Il 90% dei contestatori esprime, prima di tutto, la sua disapprovazione per aver mangiato male.  Su questo argomento ho una tale quantità di documenti che è difficile scegliere qualche spunto particolarmente curioso o interessante.

Sul cibo, gli italiani non solo non scherzano, ma direi che s’imbestialiscono nel senso più animalesco del termine e sopratutto  se non trovano gli spaghetti alle Maldive, ritenendo che quel piatto, così semplice, debba essere conosciuto dai cuochi di tutto il mondo. Se poi, per un caso “sfortunato”, ci s’imbatte in un cuoco che, dopo anni di “persecuzioni” da parte degli “spaghettari”, tenta di fare cosa gradita approntando delle tagliatelle alla “bolognese”, la protesta diventa sdegno: ”…Ci è stata persino propinata una ignobile porcheria che, nel menu del giorno, veniva spacciata per tagliatelle!” Inutile dire che il volenteroso cuoco rimane mortificato e trascorre giorni angosciosi, tormentato dal drammatico dilemma: spaghetti o non spaghetti?

Se è vero che una sola “cucina” non fa un cuoco, sembra davvero impossibile che certa gente non riesca a capire che nemmeno un cuoco possa fare tutte le “cucine”. A complicare le cose ci si mettono anche i depliants degli operatori turistici. Su un opuscolo con destinazione alcune mete caraibiche, è chiaramente specificato CUCINA ITALIANA! In un altro la definizione è ancora più compromettente perché c’è scritto… CUCINA INTERNAZIONALE! In un mercato cosi esigente, sarebbe meglio non sbilanciarsi troppo con affermazioni così categoriche, perché qualcuno potrebbe pretendere un giorno un menu francese, poi quello cinese e così fino ad arrivare ai canonici…spaghetti italiani.

Se chi ama viaggiare ha come imperativo categorico la sua regola di vita basata sul motto: “Mogli e piatti dei paesi tuoi” è meglio che se ne resti sempre a casa sua, con l’obbligo quotidiano di dire alla propria moglie che la minestra è ottima anche quando vorrebbe augurarsi un provvidenziale mal di pancia pur di non assaggiarla nemmeno.

Viaggiare è conoscere. Conoscere è esplorare anche il sottobosco culinario di un paese. Malgrado questa necessaria apertura mentale, comprendo perfettamente la riluttanza da parte di chi si sente proporre in un ristorante di Antanarivo: “Spezzatino di boa?” Ma vi assicuro, per esperienza personale, che se la stessa pietanza venisse portata direttamente a tavola, nel vostro piatto, chiunque giurerebbe di assaporare un ottimo spezzatino di capitone in salsa piccante, forse…solo troppo piccante.

Non si deve credere con tanta presunzione che la nostra cucina sia universale, un musulmano non toccherebbe mai una braciola di maiale e nemmeno un gustosissimo piatto di prosciutto di Parma, cosi come nessun Hindi carne di bue. Certamente né il musulmano né l’Hindi morirebbero se assaggiassero quella carne, cosi come è sopravvissuto chi vi scrive, dopo aver mangiato dal serpente boa alle formiche, dalle rane fritte al pesce crudo e quant’altro, senza mai sapere esattamente che cosa fosse.

E’ ora di cena. Buon appetito a voi! A me tocca il solito “pappone” mauriziano!

Alberto Nacci

Illustrazione tratta da Google Immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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