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Poco fa ero disteso su un divano, fra il sonno e la veglia. D’un tratto ho sentito una presenza, come dei passi e un respiro profondo che si avvicinassero alle mie spalle; terrorizzato, ho avuto l’impressione che una mano si posasse sulla spalla sinistra e mi è parso di vedere, sempre alla mia sinistra, un lieve chiarore.

Ho cominciato a urlare aiuto, fino a quando ho sentito dei colpi alla parete che confina con la camera di mia madre (vive con noi). Mi sono alzato in preda a un terrore mai provato prima, con una fitta al petto e il cuore in tumulto; sono entrato nella sua camera e ho cercato di tranquillizzarla, dicendole che si era trattato soltanto di un incubo. Poi mi sono diretto verso la cucina, per bere un bicchier d’acqua, e passando dall’ingresso mi sono guardato a uno specchio: ero bianco come un cencio.

Ho versato nell’acqua trenta gocce di Lexotan… le mani tremanti, sono entrato nella camera di G. che se la dormiva, come al solito, col televisore acceso ad alto volume. Si è svegliata e le ho raccontato quello che mi era accaduto e tutto ciò che ha saputo dirmi è stato di mettermi a letto, con un tono di voce infastidito. Non si è alzata dal letto, non ha sentito l’esigenza di darmi conforto e si è rimessa a dormire. Io ho abbassato il volume del televisore e mi sono sentito solo, solo come non mai, irrimediabilmente, e ancora in preda ai miei fantasmi.

Federico Bernardini

Illustrazione: “Katie King”

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