Siete comodi? Siete caldi? (storica frase della Ciccone prima d’un suo concerto in Italia) Siete disposti a leggere fino… all’impossibile? Sii? Allora aprite pure il giornale di ieri, perché è -praticamente- quasi identico a quello di domani. “Ma c’è scritto “Erotica”, perché questo titolo se invece scriverai le solite stupidaggini?” dice l’affezionato lettore. E’ vero, la mia è la tattica tipica del “titolista” di redazione d’un giornale. Il più delle volte, quando l’articolo è “debole”, il titolista s’inventa qualcosa d’ammiccante per obbligare a leggere tutti: uomini, donne e bambini, sì, anche loro fanno “audiens” forse… “legens”. Vi racconterò due storie strettamente autobiografiche a sfondo erotico, poi avrete tutto lo spazio per condannarmi alla lapidazione.

Rita Cadillac, dal ’95 non c’è più. E’ stata negli anni ’50 una soubrette nota per le sue danze molto “piccanti” possiamo definirle da “striptease”. Un’estate, tenne cartellone per alcuni giorni, con grande clamore pubblicitario, a “La Bussola” di Le Focette (Marina di Pietrasanta). Avevo forse 14 anni e trascorrevo, d’abitudine, le vacanze estive a “Villa Adriana”, la bella casa dei miei nonni materni, proprio a Le Focette. Gli amici di tutti i giorni del mare erano due e si programmava sempre tutta la giornata in trio.

”La Bussola” di Sergio Bernardini era considerata il tempio italiano estivo dello spettacolo internazionale. Mina, Celentano, ma anche Ray Charles, Frank Sinatra e… Jonnie Ray che, insieme a moltissimi altri illustri nomi dello spettacolo, erano di casa là dove, al “Bussolotto” (il piano superiore del night) regnava perennemente il pianoforte di Renato Sellani e, per gli amanti del ballo strusciato, s’alternavano, nella grande rotonda del locale, Bruno Martino, Fred Bongusto, Peppino di Capri e tanti altri.

Non avendo l’età per entrare (comunque non avremmo avuto nemmeno la disponibilità per pagare un drink), con i due inseparabili amici ci accontentavamo di ascoltare da fuori e riuscivamo anche a sbirciare da alcune finestre retrostanti “rubando” fugaci immagini delle “vedettes”.

Ma “ascoltare” Rita Cadillac non aveva senso. Sì, cantava anche, ma veniva direttamente dalle Folies Bergere di Parigi, dove era nota non proprio per la sua voce. DOVEVAMO VEDERLA. Con un espediente molto astuto siamo riusciti ad entrare accodandoci, uno alla volta, a seguito di coppie, intrattenendo con loro dei discorsi incomprensibili ma pieni di sorrisi e soprattutto che non lasciassero alcun dubbio al buttafuori sul fatto che fossimo insieme con dei maggiorenni. Dentro, tutto bene, benissimo, non eravamo mai seduti ad un tavolo, ma in movimento fino all’inizio dello show. A quel punto era tollerato sedersi per terra in prima fila, ma d’abitudine erano in tanti a farlo, anche adulti, quindi ci sentivamo ben nascosti. Grandi giochi di luci, musica tipica per un sottofondo di provocazione e… eccola!

Arriva ancheggiando, biondissima, vestita come un cioccolatino. La musica diventa più rarefatta e la luce ridotta ad un solo occhio di bue, tutto concentrato solo sulla Cadillac. Gli adulti, uomini e donne, si scambiavano sorriseti, come a dire… “La vedo ma non m’interessa”. Noi eravamo, senza alcun dubbio, nel pieno d’una tempesta ormonale che i latini avrebbero definito “procella”. In effetti non c’eravamo minimamente accorti che, fuori, la tempesta c’era sul serio, con saette e tuoni. Rita comincia a togliere… muoversi sinuosamente come un felino… togliere… muoversi… strisciare ancora e… un fulmine colpì una centralina elettrica collegata al locale e fu la brusca fine di tutte le nostre… tempeste.

Spettacolo rinviato.

Al lume di candele e solo con strumenti acustici rientrò in gran fretta Bruno Martino, per tornare a cantare… “Odio l’estate”.

E noi? Di corsa casa senza Cadillac, ma a piedi e bagnati fradici, come un’odiosa serata d’estate!

Dopo l’esame di maturità, viaggio premio a Parigi, con due dei tre compagni con i quali avevo studiato durante tutto il liceo. Da Roma, partiamo in treno per… Paris. Il viaggio è lunghissimo, fra cuccette e rigidi sedili rigorosamente di 2a classe, diversificato solo da una periodica alternanza di panini, caffè e qualche sigaretta. Poi, dopo aver attraversato un paesaggio che non aveva sicuramente niente di simile a quello della nostra penisola… siamo arrivati a la Gare de Lion. Il ricordo che ho oggi è come vedere la scena “cult” di quel film con Totò e Peppino in piazza Duomo a Milano. Sapevamo il francese, ma in Francia ci sono veramente tanti… Francesi dappertutto. Ricordo che avevamo prenotato una tripla all’Hotel (diciamo così, ma non credo avesse nemmeno una stella) St. Jacques in Rue (manco a dirlo) St. Jacques. Eravamo immersi nel Quartiere Latino, quasi di fronte ai giardini del Luxembourg.

La nostra settimana di vacanza era già tutta programmata. Grandi camminate e visite durante il giorno e la sera, dopo cena, si crollava dal sonno. Camminando nella parte più provocante di Parigi, Pigalle, veniamo attratti da un manifesto fuori d’un locale “Majol”.

Al “Crazy Horse”, al “Lido” o al  “Moulin Rouge”, non saremmo mai potuti andare, ma il prezzo di Mayol, “spettacolo di nudo integrale”, come si evidenziava sulla locandina, potevamo… dovevamo permettercelo, eravamo… MATURI! Acquistati tre biglietti per la sera seguente, abbiamo continuato le nostre visite, ma nella testa girava sempre quella definizione: “SPETTACOLO DI NUDO INTEGRALE”.

Con mezz’ora d’anticipo sull’orario d’inizio dello spettacolo, i tre “maturati” erano già seduti in un palchetto appena sopra il proscenio. Ottimo punto d’osservazione. Abbiamo il tempo di vedere la sala che si riempie, ma non completamente. Non ci siamo chiesti il motivo per cui il pubblico fosse quasi esclusivamente maschile, perché il manifesto non lasciava dubbi sul genere di spettacolo.

Lampeggiano le luci. Si spengono. S’illumina completamente il palcoscenico ed arrivano, come una mandria impazzita e con una musica tipo can-can, “8 girls 8”, completamente nude.

I tre “maturati” hanno un sussulto che deve aver sorpreso la platea più delle “8 girls 8”. Queste creature erano assolutamente nude e non lasciavano nulla all’immaginazione anche se, notoriamente, la fantasia non è mai appagata perché va sempre più avanti della realtà. Spettacolo senza intervallo, ma con alternanza di due gruppi di femmine, sempre scatenate, tutte rigorosamente nude e impegnate in danze frenetiche che non avevano nulla di particolarmente eccitante e, dopo un’ora e mezza, cala il sipario. Se vi dico che rimanemmo delusi so che qualcuno potrebbe fraintendere sulla nostra “maturità”, ma a vedere per 90 minuti sedici “ragazze”, nude, così vicine… si comprendeva perfettamente che ognuna di loro aveva già festeggiato il terzo ventennio. Le rotondità non erano forme, ma proprio un sovrappeso senile, con movenze in nulla diverse da quelle delle cavalle selvagge al ritmo di una musica ossessiva. E chi le aveva mai viste 8 “ex-girls” così, nude e tutte insieme! Ma passato il primo scossone, il primo momento,  gli occhi hanno cominciato a indagare, senza trovare alcuno spazio per la fantasia, quelle rotondità decisamente attempate e sudaticce, esposte sotto i riflettori impietosi e rivelatori di un’età decisamente avanzata, ma anche provocatori della traspirazione dei loro corpi, che lanciavano “zaffate” di sudore allo stato vaporoso proprio in direzione del nostro “privilegiato” palchetto.

Morale: meglio tornare a casa bagnati fradici, di corsa, sotto una tempesta di saette e tuoni senza… Cadillac, che in una vecchia metropolitana all’Hotel St. Jacques, dopo uno spettacolo sovrabbondante di molliccio e traspirante nudo integrale. Sì, è vero, noi eravamo “maturi”, ma le “8+8 ex-girls =16”, lo erano decisamente molto più di noi!

Visto?

Valeva la pena di leggere il giornale di ieri!

Alberto Nacci

Illustrazioni tratte da Google immagini

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