Era l’inizio degli anni ’90. Il mio lavoro era tutto concentrato nel marketing turistico, ma capitò una “distrazione”, un episodio tanto curioso quanto carico di singolari coincidenze.

Tutte le mattine, tra le 10 e le 11, ricevevo la telefonata di “Milady”. A volte arrivava mentre ero occupato in meeting e quant’altro concerneva il mio lavoro, ma quella telefonata la raccoglievo sempre, perché era un dolce intervallo mentale.

Anche quel giorno chiamò.

”E’ arrivato un pacchetto per te” mi dice con voce quasi ansiosa.

 “Ah sì?” rispondo io “e che cos’è?”

“Non l’ho aperto, ma c’è anche un bigliettino, quello era aperto quindi l’ho letto”.

“Brava! E che c’è scritto?”

“C’è scritto: -Un dolce grazie per ieri sera a te e al tuo sex-”.

“Sì! Ed è firmato ovviamente Meryl Streep” aggiungo io con tono decisamente sarcastico.  

“Non c’è nessuna firma” mi risponde con un filo di voce “però sulla busta c’è scritto: x Alberto Nacci, con il nostro indirizzo. Me l’ha portato Adele (la custode dello stabile) dicendomi che è stato consegnato da una ragazza.

“Milady! Non scherzare e dimmi che cosa c’è nel pacchetto!”

“Una scatola di cioccolatini!” fu la risposta.

Cerco di moderare il mio stupore, avendo di fronte sei persone che mi attendevano per pianificare delle strategie aziendali, e interrompo quella telefonata che rischiava di diventare più intricata di un giallo di Wallace!

La riunione di lavoro si protrasse, senza interruzioni, sino al primo pomeriggio. Inutile dire che la mia testa alternava momenti di concentrazione sul marketing a momenti di grande assenza, perché la mente si spostava su quella telefonata. La sera prima avevo avuto un consiglio d’amministrazione, interrotto solo da una rapida cena, e poi… a casa. Milady lo sapeva bene, perché a cena c’era anche lei, come le sere precedenti, sempre a casa.

Eppure era tutto, con incredibile evidenza, contro di me e mi sentivo come schiacciato da un pesante atto d’accusa per un qualcosa che mi era totalmente estraneo. Ma le pagine telefoniche dicevano che di Alberto Nacci, a Milano, in quegli anni, c’ero solo io!

Tornato a casa, già sul portone, trovo Adele che mi blatera qualcosa. La blocco subito: “Sì, so già tutto, grazie. Mi sa dire chi le ha consegnato il pacchetto?”

“Oh, per Bacco! ma certo! Era una bella figliola giovane giovane, che…”

“Grazie Adele!” L’interrompo ancora, perché altrimenti avrei scoperto che il biglietto aperto l’aveva sicuramente già letto anche lei.

Milady m’accoglie con il suo consueto sorriso, che valeva molto più di un bacio. Mi offre un cioccolatino ed uno lo prende anche lei.

“Buoni, davvero buoni” mi dice. Io la guardavo, ma lei appariva assolutamente serena e distesa, come se la telefonata del mattino fosse stata uguale a quella di tutti i giorni.

”Hai avuto modo di leggere il Corriere?” mi domanda.

“No!” rispondo con tono deciso, ma anche autenticamente stanco “è stata una mattinata molto intensa, conclusiva, dopo la serata di ieri”.

“E già, quando si ricevono dolci ringraziamenti per una serata…sex” mi dice ridendo fragorosamente e spingendomi con un dito, pungente ma molto affettuoso, sul divano.

Ero già stordito e non capivo davvero più niente. Milady prende il Corriere, lo apre sulla pagina degli spettacoli e mi dice: “Leggi qui!” indicandomi la recensione di un concerto jazz effettuato in un noto locale su Navigli, “Le Scimmie”.

”GRANDE PERFORMANCE DI ALBERTO NACCI ED IL SUO SAX INSIEME ALL’ALMA QUARTET” Questo titolo spiega, da solo, tutta la storia.

“Vedi che di Alberto Nacci non ci sei solo tu? T’eri montato la testa, con la parola “sex” scritta nel biglietto, ma a leggere bene quella “e” di sex appare ora chiaramente come una “a” di sax. E’ chiaro che l’ammiratrice del sassofonista ha sbagliato Alberto Nacci”.
Poi… doppia razione: non solo il sorriso ma anche un abbraccio immenso!

A distanza d’oltre vent’anni, Milady è in alto, dove tutto è blu. Io sono con i piedi che si bagnano nell’Oceano Indiano. Mi diverte avere dei contatti tramite Facebook e, di recente, mi ha chiesto l’amicizia… sì, lui: Alberto Nacci, non più “Saxophone-man” ma grande personaggio della documentaristica. Digitatelo in un motore di ricerca e scoprirete che se a Milano c’ero solo io, in “Google” c’è solo lui. 
Ho già raccontato questa storia ad Alberto (l’ex sax) ma non con tutti i dettagli riportati qui.

Caro Alberto Nacci, so che il tuo sex… pardon, sax, entusiasmava le belle ragazze al punto che portavano le dolcezze a me, ora ti aspetto nella mia isola, non per restituirti una scatola di cioccolatini, qui la cioccolata non è speciale, ma, se sei d’accordo, per offrirti un’aragosta.

Morale: la differenza tra sex e sax non sta solo in una vocale!

Alberto Nacci

Illustrazione tratta da Google immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

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