Dopo Brasil Profundo e Il Missionario, Stefano Coali ritorna, con questi nuovi racconti di vita brasiliana, a illustrarci, dal punto di vista privilegiato di chi ha con quella realtà lontana una lunga consuetudine, i suoi molteplici e spesso contraddittori volti, spaziando dalle accurate e suggestive descrizioni ambientali, all’analisi sociologica e antropologica, dai riferimenti storici alla cronaca, dalla nota di colore a quella politica.

Ma sempre, in questa galleria di immagini, ciò che emerge in primissimo piano dallo sfondo ambientale, culturale e sociale, è un’umanità composita, che di volta in volta prende il volto di quei personaggi, minuti o più raramente prestigiosi che caratterizzano, coi loro tratti, ogni singolo racconto.

Attraverso le loro vicende, che sempre hanno una valenza emblematica e simbolica, che partendo dal particolare  rimanda a un contesto più vasto e  di cui non di rado l’autore è compartecipe o semplicemente acuto osservatore, si compone a mano a mano, sotto i nostri occhi, il variopinto mosaico di quell’immenso paese, grande e complesso quasi come un continente.

Il tutto filtrato attraverso lo sguardo  esperto e sensibile, a volte ammiccante e benevolmente ironico, a volte corrucciato e sarcastico di chi, attraverso l’esperienza diretta e lo studio, è pervenuto alla sintesi di una realtà composita di cui il semplice visitatore o chi voglia informarsi a distanza riesce a cogliere solo i singoli aspetti, che scollegati l’uno dall’altro conducono a una visione inevitabilmente parziale e spesso fuorviante.

Una visione tipica del giornalismo stereotipato e della pubblicistica superficiale, che si nutrono spesso di luoghi comuni in salsa politically correct con una spruzzata di rancido buonismo.

A confronto, l’approccio di Coali può apparire addirittura cinico, provocatorio, eversore di presunte verità supinamente accettate da un pubblico disinformato e viziato da una visione eurocentrica o, più genericamente, “primomondistica” che fa velo alla comprensione di fenomeni che vanno interpretati e compresi con parametri affatto diversi.

Una visione dal di dentro, insomma, l’unica che possa ricondurre ogni particolare alla sua collocazione in un quadro generale, che pur nel suo apparente disordine conserva un’intima coerenza.  Una visione sempre attenta, soprattutto, agli aspetti umani, una visione “compassionevole”, che però mai scade nel buonismo e può essere di grande ausilio per chiunque voglia recarsi a conoscere quei luoghi senza prevenzioni, ma anche consapevole del rischio sempre in agguato nei confronti degli sprovveduti… quasi un vademecum.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

 

 

 

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