Mio caro,
sto facendo la marmellata di fragole, lo so, non ti piacciono le marmellate, ma a me sì e adoro farle, di tutti i tipi.
Quella di fragole evoca molte cose.
Mia madre non la faceva mai, troppo care e rendevano poco. Le nostre
bocche, tutte e tre, ingurgitavano quantità incredibili di fette di pane e marmellata.
Raramente c’era anche il burro, i grassi erano razionati, istintivamente, ma riuscivo a strappare spesso una fetta di pane con panna e marmellata.
Ogni mattina il lattaio portava latte fresco che, bollito, faceva un
ricco strato di panna.
Mia nonna la montava con lo zucchero (che pazienza!) e la metteva sulla mia fetta di pane, una sola, con sopra la marmellata, le altre senza.
Ricca merenda o colazione!
Fare la prima marmellata di fragole fu un rompere il tabù.
Mi sentivo ricca, rispetto a mia madre.
Potevo farla.
Senso di libertà e di “potere”.
Ricordavo con nostalgia la marmellata di pere. Dopo la morte di mia madre entrò nei “sapori della memoria” e la rifeci, ma era assolutamente priva di carattere, solo dolce, subì molte varianti: pere e rum, pere e cioccolata amara, pere cioccolata amara e cannella, il top.
Quella di fragole fu la pietra dello scandalo a Parigi.
Eravamo partite, nel ‘75, Simonetta ed io per imparare il francese.
In tasca il biglietto andata e ritorno e 120.000 lire.
Un progetto di due mesi di vita libera in una città lontana e sognata.
Avevo appena rotto il fidanzamento quinquennale che si sarebbe dovuto
concludere, a settembre, con matrimonio, casa costruita, arredata, mai figli perché lui non li voleva.
Andare lontano, il più possibile. Rompere tutto, sbriciolare il vaso in modo che non fosse mai più aggiustabile.
La prima cosa che feci fu tagliarmi i capelli, lunghissimi, credo di aver fatto la felicità di Jean Louis David.
Mio padre e l’ex fidanzato erano gelosissimi dei miei capelli biondo rame.
La rivolta!
Parigi, finalmente, dove andare? che fare? Le 120.000 cambiate in franchi davano poche possibilità.
Sopravvivemmo.
Nel supermercato sotto casa vendevano, a pochi franchi, 3 vasetti di marmellata, due di albicocche, uno di fragole.
Simonetta (già il nome, ma come ci si può chiamare Simonetta?) non
intendeva mangiare altro che marmellata di fragole… e le altre le mangiavo io.
Venne il giorno, che viene sempre, nel quale mi scocciai e scoppiò la lite, per pochi centesimi! Ma le marmellate divennero uguali per tutte e due.
Certo che quando dico di rompere …
Così stasera, Jazz di sottofondo, sto facendo la mia marmellata preferita.
Un piacere sottile mi pervade.
Sola, Jazz, marmellata di fragole.
Mi sono sorpresa del senso di tranquillità, di quasi contentezza.
Eppure so che averti qui, ora, completerebbe e romperebbe questo equilibrio.

Non sono fatta evidentemente per rapporti stretti, appiccicati, di convivenza.

Prendere o lasciare, che vuoi farci?

Sonia Maioli

Illustrazione tratta da Google immagini

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