“Io credo nell’Uomo, nella sua forza, nelle sue possibilità e nella sua razionalità” (German Stepanovič Titov) 

L’11 settembre del 1935 nasceva a Polkovnikovo, nell’Unione Sovietica, German Stepanovič Titov, entrato nella storia per essere stato, a bordo della navicella Vostok 2, il secondo uomo a volare nello spazio ma, come vedremo, sarebbe dovuto essere il primo. Era il 6 agosto del 1961 e quella data, allora avevo otto anni, rimarrà per sempre impressa nella mia memoria.
Si era allora in piena “Guerra Fredda” e la competizione tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti era ai massimi livelli, in tutti i campi.
Per i Sovietici precedere gli Americani nella corsa allo spazio era un punto d’onore e in quell’impresa essi impegnarono ogni risorsa economica, scientifica e tecnologica, mettendo in campo i loro uomini migliori.
Un’impresa di grande importanza politica, militare e propagandistica, densa di contenuti simbolici: il primo uomo a orbitare intorno alla terra doveva essere un Sovietico ed egli avrebbe dovuto rappresentare perfettamente l’ideale dell’Uomo Nuovo, nato dalla Rivoluzione d’Ottobre… e quell’Uomo, secondo i piani del Cremlino, sarebbe dovuto essere German Stepanovič Titov.
Ma le cose andarono diversamente e all’ultimo momento, dopo un’accurata analisi del suo profilo, gli fu preferito Jurij Alekseevič Gagarin. Perché?
Come abbiamo detto, quella missione era densa di contenuti simbolici e l’uomo designato a compierla, divenendo un eroe agli occhi del mondo intero, doveva incarnare in ogni suo dettaglio lo stereotipo dell’uomo sovietico, cosa che agli occhi del Cremlino Titov non era.
Le sue erano origini borghesi, era il figlio di un professore, mentre Gagarin era un proletario di razza, essendo figlio di un operaio e di una contadina… nello spazio dovevano volare e rifulgere agli occhi del mondo gli emblemi incarnati dai genitori di Gagarin: la falce e il martello… così andavano le cose in quel lontano 1961.
Ma ciò nulla toglie al valore della sua impresa, rendendolo, per titolo e di fatto, un eroe la cui memoria rimarrà indelebile nella storia dell’umanità.
Un volo di un giorno, un’ora e 18 minuti, mentre Gagarin era rimasto nello spazio soltanto un’ora e 48 minuti, che tenne il mondo intero col fiato sospeso e di cui io stesso, pur avendo allora soltanto otto anni, conservo un ricordo vivissimo.
Per anni, dopo la sua impresa, fu impegnato nella direzione del programma spaziale sovietico e nel 1995, il petto carico di onorificenze sovietiche e straniere, entrò come deputato alla Duma.
Colto da infarto, si spense, all’età di 65 anni, il 20 settembre del 2000.
In questo giorno, anniversario della sua nascita, abbiamo voluto ricordarlo. Onore a te, Орёл… l’Aquila!

Federico Bernardini 

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