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Alcuni anni or sono, discutendo animatamente intorno alla figura di Niccolò Machiavelli sulle pagine di un giornale online, una mia interlocutrice mi rimproverò di avere del Fiorentino una conoscenza scolastica.

La cosa mi irritò molto e sapendola una irriducibile sostenitrice della  filosofia politica del Machiavelli non provai neanche, considerandolo tempo perso, a controbattere le sue affermazioni, ma mi vendicai della sua impertinenza con un paio di risposte satiriche.

Oggi, frugando nel mio archivio, le ho scovate e rileggendole le ho trovate divertenti…. o no?

“Come sai, carissima R, sono figlio di povera gente, mio padre fu costretto a emigrare da Quartu a Marsala (gli piaceva molto e a volte alzava un po’ il gomito) e a scuola ci o stato poco.

Quel popò di cultura che mi o fatto l’o fatta con l’auto ditata… sapessi che dolore. Tu mi dirai, e giustamente, che mi sarei dovuto impegnare di più e avrei dovuto usare tutta la mano, ma ti confesso che mi è mancato il coraggio e ho rifiutato anche quelle che mi venivano offerte.

Tutto quello che sapevo di Machiavelli è che era un tipo molto fine e aveva molti mezzi. Ma un giorno, dal barbiere, mi hanno detto che non era fine manco per niente, passava tutto il tempo all’osteria, e se ne vantava pure con gli amici, e di mezzi ne aveva pochi.

Il giorno che la maestra spiegò Machiavelli ero a letto col cimurro, ma purtroppo ero presente all’interrogazione.

Pensai di cavarmela dicendo che era un ubriacone morto di fame.

La maestra mi guardò strano, poi mi disse una brutta parola, che non ripeto per non scandalizzarti, e mi mise -2.

Col forte stimolo che mi hai dato ho sentito l’impellente bisogno di andarmi a documentare su Wikipedia… troppo difficile.

Allora sono andato dal mio parroco, don De Mastro, che è una persona molto istruita e disponibile. Tutte le domeniche mi legge la pagina sportiva de L’Avvenire e me la spiega.

Il parroco mi ha detto che Machiavelli ha una visione ciclica della storia, mentre noi cattolici ne abbiamo una lineare (mi sono meravigliato molto, perché non sapevo che ai tempi di Machiavelli esistessero già le biciclette, ma ho finalmente capito perché noi cattolici siamo più adatti alle corse in linea mentre Machiavelli era più portato per quelle a tappe).

Poi don De Mastro mi ha anche spiegato che Machiavelli fa uso soprattutto della ragione, mentre noi cattolici dobbiamo usare la Fede (questo lo sapevo già, perché qualche giorno fa l’ho portata al Monte di Pietà e l’ho impegnata per comprare l’ultimo disco dei Tenores di Bitti).

Grazie a te, finalmente, so che Machiavelli era un ottimo ciclista e non ha mai impegnato la sua fede. Un uomo che ha molto da insegnarmi: disimpegnerò la mia fede e mi comprerò una bicicletta per girare intorno all’isolato.

Solo un dubbio mi rimane: farò certamente molta strada ma finirò per tornare sempre al punto di partenza.

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Ma quello che mi ha detto il parroco non mi basta se voglio discutere con te.
Ora che ci penso, nel Natale del 1969, quando tu avevi un anno, il pastore per il quale facevo il servo mi regalò una edizione della Mursia delle opere di questo tale. Non ti dico che delusione, io mi aspettavo una mastruca nuova e, fra una mungitura e l’altra, mi costrinse addirittura a leggerle. Ovviamente non ci capii un’acca e le barattai subito in cambio di un’annata di “Le Ore”.

Me n’ero già completamente scordato quando, nel periodo in cui estraevo carbone dal Pozzo di Ingurtosu, mi invaghii di una maestrina. Per far colpo su di lei andai alla biblioteca popolare e scelsi a caso due volumi, per cercare qualche bella frase che mi servisse a infiorettare il discorso.

Ma fui molto sfortunato. Il primo parlava del modo di ammazzare i vitellozzi… figurati, per me, che ero abituato a scannare pecore da quando avevo dieci anni, non era certo una novità e alla maestrina avrebbe fatto orrore. Il secondo era una cosa zozza… tipo Le Ore, che parlava di un garzone che si fotte la moglie di un dottore con un frate che gli fa da ruffiano… peggio che peggio.

Tu non ci crederai, ma l’autore di quelle due schifezze piene di schizzi di sangue e di corna era proprio lui… inservibile!

Tornai alla biblioteca e, confidando nella fortuna, scelsi un altro libro. Ironia della sorte, l’aveva scritto un tale che parlava proprio di Machiavelli… e ne diceva anche un gran bene. Un certo Benedetto, non ricordo il cognome, uno con una faccia di vecchio porco.

Nel frattempo, la maestrina s’era messa con un ortolano.

Era vegetariana la bastarda, e andava matta per cetrioli, melanzane e carote. Le avevo mandato la più bella cordula che si fosse mai vista e me la rimandò indietro.

Dimmi tu per quale motivo questo Machiavelli non dovrebbe starmi sulle balle!

Federico Bernardini

 

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