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Non voglio fare il bacchettone e sparare a zero su una forma espressiva, la pornografia, che fa parte da millenni della nostra cultura. La cultura occidentale, intendo, perché se considerassimo la cosa dal punto di vista di quella orientale ci troveremmo a percorrere una strada assai diversa.

Il Kamasutra, ad esempio, che noi potremmo considerare un’opera pornografica, altro non rappresenta se non l’etica sessuale del gentiluomo indù. Nei templi induisti, addirittura, è assai frequente trovare raffigurazioni esplicite di rapporti sessuali: fa parte di una religione e di una cultura che hanno nei confronti del sesso un atteggiamento scevro dai nostri tabù.

In Occidente, a partire dalle più antiche civiltà, troviamo innumerevoli testimonianze, sia iconografiche che letterarie, di questo genere. Tanto per fare un esempio, pensiamo alle raffigurazioni dei bordelli pompeiani (una specie di catalogo ad uso dei clienti) o agli epigrammi licenziosi di Marziale.

Col medioevo e l’affermarsi del Cristianesimo “sessuofobico”, la pornografia ha una battuta d’arresto ed entra, per così dire, in clandestinità. E’ col Rinascimento e soprattutto con L’Età dei Lumi che essa torna, prepotentemente, alla luce del sole.

Ma la svolta “epocale”, di cui oggi assaporiamo i frutti più velenosi, coincide con l’invenzione della fotografia e, soprattutto, della cinematografia. Lo scenario cambia radicalmente, dalla pura fantasia si passa all’esposizione di corpi reali e ciò implica un giudizio diverso, poiché ci troviamo di fronte non solo a una questione morale, ma a quella del rispetto dell’integrità e della dignità della persona

Vien da sorridere, pensando alle foto “d’antan” che stuzzicavano la fantasia dei nostri nonni o ai giornaletti  che da ragazzi ci aiutavano a placare le nostre tempeste ormonali.

Possiamo anche essere indulgenti nei confronti di certi film “artistici”, come quelli prodotti da re Farouk d’Egitto (“La femme au portrait” è un piccolo capolavoro) o da Alfonso XIII di Spagna. E possiamo anche essere indulgenti nei confronti di un certo hard casareccio alla Cicciolina o alla Moana (l’ho incontrata, una volta, a una festa, fasciata da una robe de soirée in lamé rosso, che metteva in evidenza le sue forme strepitose… una gioia per gli occhi).

Ma, se pensiamo al materiale che oggi possiamo trovare in rete, c’è di che far accapponare la pelle. E non mi riferisco a siti clandestini o a pagamento, ma a siti free, alla portata di tutti, anche dei bambini, abbandonati a una libera navigazione da genitori disattenti…che hanno altro a cui pensare.

Non voglio citare alcun sito, ce ne sono a bizzeffe, per non fare pubblicità, ma basta andare su Google e digitare alcune parole chiave per scoprire un mondo aberrante.

Sui siti porno potremo trovare, nelle categorie BDSM o Pain, scene di sadismo cruento, che hanno come protagonisti, in genere di sesso femminile, disgraziati che, in cambio di un compenso, si sottopongono alle pratiche più degradanti. Intollerabile! Contrario ai codici penali di qualunque paese civile che contempli la fattispecie delle “lesioni personali”.

Ripeto, non mi riferisco a siti clandestini, perseguiti dalla legge, come quelli pedofili o che propongono snuff movies ma a siti “legali” e alla portata di tutti.

Molti di questi proliferano nei paesi dell’Est che, dopo il crollo dei regimi comunisti, sono stati investiti da un’ondata di capitalismo selvaggio che ha avuto come conseguenza l’aumento esponenziale della prostituzione e il sorgere di un’industria del porno che può avvalersi di manovalanza a basso costo.

Industria che ha oggi come capitale Budapest, che attira gli operatori del settore da tutt’Europa, compresa purtroppo anche l’Italia. Fra i vari generi prodotti nella capitale ungherese spicca il sado-maso e recentemente una nota casa di produzione locale, la  Mood Picturesè assurta agli onori della cronaca internazionale per l’irruzione nei suoi studi della polizia, che ha proceduto a numerosi arresti in base a una denuncia che rivelava il mancato rispetto della parola di sicurezza durante le riprese.

La parola di sicurezza viene usata negli ambienti sado-maso e durante la lavorazione di film BDSM a tutela dei soggetti che sottoposti a sevizie, spesso efferate e cruente, la usano per fermare l’azione, una volta raggiunto il massimo della tollerabilità. Massimo che secondo le accuse, Mood Pictures non avrebbe rispettato, procedendo a pratiche BDSM su soggetti non consenzienti.

Che fare? Proporre un controllo o una censura sovrapporrebbe problema a problema, non vorremmo seguire il cattivo esempio della Cina, ma qualcosa si dovrebbe pur fare, per porre fine a questo scempio. Non so cosa, ma dovremmo averne  abbastanza di vedere corpi straziati da flagelli, ferri arroventati, chiodi conficcati nelle parti più sensibili, ad uso e consumo di tante brave persone che, senza alcun senso di colpa, contribuiscono ad alimentare questo infame mercato.

Federico Bernardini

Illustrazione: Édouard-Henri Avril, illustrazione per “Memoirs of a Woman of Pleasure ” di John Cleland

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