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“Fra Maria Luigia e Adam Albert non mettere… lo zoccolo”

Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, già consorte di Napoleone, divenuta duchessa di Parma contrasse matrimonio morganatico col generale Adam Albert von Neipperg.

Non soddisfatta dei furiosi amplessi col baldo ufficiale, Maria Luigia (così aveva italianizzato il suo nome) donna di smodato e perverso appetito sessuale, si concedeva a chiunque le fosse gradito, sino a giungere, almeno così si racconta, ad accoppiarsi, in una notte di foia bestiale, col suo stallone Alexandre.

Seppure in un contesto meno aristocratico si favoleggia di un’analoga vicenda di cui sarebbe stata protagonista Ilona Staller. E’ reperibile in rete un filmato che mostra un accoppiamento fra una donna, indicata come Cicciolina, e un cavallo, ma si tratta di un falso.

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“Caterina II Imperatrice di Tutte le Russie… e di tutte le lussurie”

Che l’Imperatrice fosse donna di robusto appetito sessuale è cosa risaputa, meno note sono le sue perversioni.

L’alcova segreta, ove accoglie i suoi innumerevoli amanti, è decorata con pitture e sculture che rappresentano scene di sesso perverso, stupri, atti di sadismo, di pedofilia e di zoofila. Oggi sarebbe stata certamente una divoratrice di snuff movies. Anche i mobili e gli oggetti che l’arredano sono costruiti in forma di organi sessuali.

Destituita di ogni fondamento è invece la diceria che la vorrebbe dedita, come Maria Luigia, agli accoppiamenti coi cavalli, ragione per la quale avrebbe peso la vita, mentre in realtà fu stroncata da un infarto.

File:Maria-carolina-regina-napol.jpg

“Entre la reine et la femme perdue”

Eleonora Pimentel de Fonseca fu intima amica di Maria Carolina, regina di Napoli e amante della bella Emily Lyon, donna di bordello e poi sposa di sir William Hamilton.

Un sodalizio umano e intellettuale che si interruppe per il voltafaccia di Eleonora, votatasi alle idee giacobine.

Fu così che Maria Carolina, da amica del cuore, divenne la:

“Rediviva Poppea, tribade impura,

d’imbecille tiranno empia consorte

stringi pur quanto vuoi nostra ritorta

l’umanità calpesta e la natura…”

Mal gliene incolse.

 

Federico Bernardini

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