“L’arte contemporanea per eccellenza, la somma e la sintesi di tutte le arti” (Georges Sadoul)

Il 28 dicembre del 1895, si tenne a Parigi, nei sotterranei del Grand Café del Boulevard des Capucines, la prima rappresentazione pubblica a pagamento del Cinématographe Lumière.

La storia del cinema, tuttavia, comincia molti anni prima, anche se il merito della sua invenzione è ormai universalmente attribuito ai fratelli Lumière, che furono i primi a utilizzarla commercialmente.

Apparecchi analoghi a quelli dei due inventori francesi erano stati già perfezionati da Reynaud ed Edison negli anni ’80 e il fenomeno della persistenza retinica, su cui si basa l’illusione del movimento cinematografico, era noto fin dall’antichità.

Fu proprio grazie agli studi compiuti da Newton e D’Arcy sulla persistenza retinica che, a partire dal 1830, vennero realizzati i primi rudimentali apparecchi ottici in grado di animare brevi sequenze di disegni. Tra questi ricordiamo il Taumatropio di Sitton, il Fenachistoscopio di Plateau e lo Zootropio di Horner.

Con l’invenzione della fotografia e soprattutto della lastra al collodio umido, che consente l’impressione di istantanee, ha inizio una lunga serie di ricerche, come quelle di Muybridge e Marey, destinate a gettare le basi della moderna tecnica cinematografica.

Con l’introduzione dei rotoli di pellicola Kodak, messi in commercio nel 1882, la fase pionieristica e sperimentale del cinematografo raggiunge il suo culmine e Reynaud con il suo teatro ottico ed Edison col suo cinematoscopio, realizzano apparecchi che si basano sugli stessi principi del Cinématographe Lumière.

Senza nulla togliere a quanti, con il loro lavoro, aprirono la strada ai fratelli Lumière, ci pare che ad essi e solo ad essi spetti il titolo di inventori del cinema, perché contrariamente ai loro precursori i due Francesi non ebbero per il cinema un interesse puramente scientifico, ma si resero conto di avere tra le mani un mezzo di enormi potenzialità espressive e, con la loro rappresentazione pubblica a pagamento, tennero a battesimo una nuova forma d’arte che, come afferma Sadoul, è la somma e persino la sintesi di molte altre arti.

I fratelli Lumière intuirono inoltre che, al di là delle sue potenzialità espressive, il cinema poteva rappresentare una straordinaria forma di spettacolo e un eccellente affare commerciale.

A quasi 120 anni di distanza, le intuizioni dei fratelli Lumière hanno assunto il valore di autentiche profezie  e lo studio dell’arte cinematografica non può prescindere da quelli che sono i suoi aspetti industriali e spettacolari.

In questo stretto legame sta la forza e, in un certo senso, anche la debolezza del cinema, poiché gli interessi economici che lo condizionano rischiano spesso di soffocare la sua libertà di espressione. Non vi è dubbio, tuttavia, che da quel lontano giorno del 1895, quando le immagini traballanti de “L’arrivée d’un train  en gare de La Ciotat” inchiodarono alle poltrone gli spettatori, facendoli fremere di emozione, e quelle de “L’ arroseur arrosé” suscitarono sonori scrosci di risate, la magia del cinema si è continuamente rinnovata, regalandoci, oltre al divertimento e alla meraviglia, un profondo godimento estetico.

Ripercorrendo i quasi 120 anni della storia del cinema, incontriamo personaggi divenuti ormai mitici. Non posiamo nominarli tutti, ci piace tuttavia ricordarne alcuni dei tempi del muto, ai quali va riconosciuto il merito di aver fatto del cinema una grande arte: George Mèliés, creatore della regia; David Griffith, autore di “Intolerance” e di “ Birth of a nation”; Fritz Lang e Friedrich Murnau, autori di due capolavori dell’espressionismo tedesco come “Metropolis” e “Nosferatu” e soprattutto Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, che, con “La corazzata Potemkin” dette al cinema quello che molti considerano il film più bello del mondo.

 

Nel 1927, con Al Jolson e il suo “The jazz singer”, il cinema diventa sonoro, raggiungendo così l’impareggiabile forza espressiva che gli riconosciamo.

Oggi il cinema è in crisi, la produzione ristagna, gli spettatori diminuiscono e molti critici ed autori prevedono addirittura la sua fine imminente a vantaggio del piccolo schermo. Noi non siamo così pessimisti, pensiamo che si tratti solo di un momento di transizione, di una crisi di crescenza che ci restituirà un cinema rinnovato e al passo con le innovazioni tecnologiche e, anche se il digitale ha ormai sostituito la gloriosa pellicola, la sua magica illusione continuerà a stupirci e a farci sognare come in quel lontano giorno del 1895.

Federico Bernardini

 

 

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