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Il bla bla bla è da sempre uno degli sport nazionali Italiani. Di che meravigliarsi, dunque, se anche i politici e le più alte cariche istituzionali lo praticano assiduamente.

Certo, più alto è l’ambone da cui il bla bla bla precipita più grande è il suo frastuono e il danno che ne deriva.

Dalle barberie, dai bar, dai mercati, dai tranvai, il bla bla bla dilaga come un osceno blob che ci avvolge nella sua lievitante massa gelatinosa, che soffoca qualunque espressione abbia un minimo di costrutto.

E al rumoroso e fastidioso bla bla bla reale, si sovrappone oggi quello virtuale, silenzioso, ma non meno molesto, che ingolfa la rete, dove tutti siamo opinionisti, amplificato e moltiplicato in modo esponenziale.

In principio era il Verbo ed oggi è un bla bla bla… e un bla bla bla ci seppellirà.

Anni fa, durante una sessione d’esami per l’abilitazione alla professione giornalistica, la commissione rivolse a un candidato la seguente domanda:

“Cosa si definisce esattamente con l’espressione articolo di colore?”

E l’esaminando, non molto preparato, che ne intuiva il significato, ma non era in grado di esprimerlo con termini tecnici, si azzardò a rispondere:

“Un articolo di colore… praticamente è il cazzeggio”.

E fu travolto dalle risa sguaiate dell’intera commissione.

Con l’avvento dei Social Network il cazzeggio, ovvero il parlare a vanvera, il perdersi in chiacchiere, è diventato una delle principali attività umane e Facebook è assurto al rango di “Patria d’elezione” per centinaia di milioni di internauti che, spesso in forma anonima, protetti da un nick, danno libero sfogo al loro esibizionismo e alla loro smania di protagonismo, riversando in “Rete” una pesca miracolosa di chiacchiere che non di rado, pur nella loro apparente inutilità, sono rivelatrici della loro indole, delle loro aspirazioni e delle loro frustrazioni.

Non esiste branca dello scibile umano e sovrumano, non esiste sentimento o pulsione che non sia sottoposto all’universale cazzeggio, con esiti talora grotteschi, talora comici, talora volgari e talora patetici.

Si cazzeggia a tema, sulle pagine dedicate ai più disparati argomenti, che raccolgono conventicole di “specialisti”, e si cazzeggia a ruota libera su quelle personali, spesso anche su quelle “tematiche” dedicate a particolari interessi professionali, culturali o estetici.

Si cazzeggia in forma fisiologica, quando il cazzeggio è solo occasionale, e in forma patologica, fino al parossismo, quando diventa esclusivo e programmatico… alzi la mano chi di noi non si sia mai abbandonato con sottile piacere a tale pratica.

Ma a volte il cazzeggio diventa una vera e propria forma d’arte digitale postmoderna, in grado di scatenare una potente carica eversiva degna delle avanguardie storiche, che prima o poi dovrà essere presa in considerazione dai sociologi e dai critici d’arte.

Un’arte che a volte si manifesta già nella scelta delle foto di profilo, che caratterizzano pagine improntate ad una estrema originalità e meriterebbero di essere raccolte ed esposte in una mostra internazionale.

A questo scopo è stata creata una pagina Facebook “The Profile Picture Exhibition” (https://www.facebook.com/Profilepictureexhibition ) che ne raccoglie una straordinaria galleria e si propone il traguardo di raggiungere il milione di “Likers” e di organizzare mostre nei più prestigiosi musei del mondo per celebrare questa nuova e inesplorata forma d’arte.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

 

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