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Un diamante è per sempre. Mai pubblicità fu più veritiera, infatti il diamante, che deve il suo nome alla parola greca Adamas, invincibile, indomabile, è la pietra più resistente che ci sia. La sua durezza, 10 della scala Mohs, cioè il massimo, lo rende praticamente inattaccabile.

Il diamante non è altro che carbonio  puro che si è cristallizzato in profondità (km 150/200) a causa della forte pressione e della temperatura molto elevata (1700° circa), in genere nei crateri vulcanici,  per arrivare in superficie attraverso eruzioni e depositi alluvionali.

Nominato in alcuni documenti sanscriti già nel IV secolo a.C., non se ne conosce però con esattezza la scoperta; è citato anche nella Bibbia con il nome di Yahalom e da Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale.

Il commercio dei diamanti rimase prerogativa dei popoli orientali fino all’arrivo dei primi europei in India, per primo Marco Polo ebbe notizie della città di Hormuz, in Persia, che smistava nei paesi mediorientali tutto il materiale estratto in India. Da Aleppo a Venezia il passo fu breve e poiché Venezia commerciava con Bruges i diamanti arrivarono fino a lì, dove si attivò una fiorente attività per il taglio della pietra. Successivamente questa attività si trasferì ad Anversa e poi ad Amsterdam e divenne popolare soprattutto tra gli ebrei. Nel  ‘700 si scoprirono giacimenti anche in Brasile, nell’800 in Sudafrica ed ultimamente anche in Russia, dando impulsi differenti al commercio, mentre l’attività della lavorazione è rimasta quasi inalterata, dominio dei tagliatori ebrei, che si concentrano soprattutto ad Anversa e a Tel Aviv.

Anticamente gli venivano preferite le pietre di colore perché esteticamente più appariscenti e in quanto il taglio vecchio, eseguito solo lungo le linee di frattura del cristallo, non ne metteva in risalto tutta la  bellezza. Agli inizi del ‘900 vennero studiati dei tagli che la resero la più desiderata delle pietre.

Il diamante viene classificato in base a quattro parametri detti 4C: colore, purezza (clarity), taglio (cut) e caratura. Più sarà bianco, assente da inclusioni, con buon taglio e di grossa caratura  e più sarà prezioso e quindi costoso.

Esistono anche colori naturali diversi dal bianco come il rosso, giallo, rosa, verde e blu, molto rari e quindi molto preziosi.

Non tutti i diamanti che si estraggono sono utilizzabili in gioielleria, i meno pregiati sono impiegati a scopo industriale .

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La deliziosa  Marilyn, nel divertente film “Gli uomini preferiscono le bionde” canta: ”I diamanti sono i migliori amici delle ragazze”. Come darle torto? Il diamante è la pietra che ha maggiore successo di vendita perché è simbolico, prezioso e sta bene con tutto.

Anche chi non possiede gioielli importanti o non ha  particolari occasioni per esibire quelli più impegnativi, potrà indossare con disinvoltura, durante tutto l’arco del giorno, piccoli orecchini a lobo, l’anello di fidanzamento o una fedina di diamanti, anche in abbinamento a pietre di colore o semipreziose.

Spesso si fa confusione tra diamante e brillante: diamante è la pietra indipendentemente dal taglio e brillante è il taglio rotondo con 57 faccette.

Ricordate che i diamanti possono essere considerati un investimento solo a lunghissimo termine, se di grossa caratura, almeno dal carato in su, e certificati. Sicuramente rappresentano un bene rifugio abbastanza ben riconvertibile in denaro.

Data la sua preziosità e il significato che ha assunto nel tempo, numerosi sono stati i tentativi di imitazione e di riproduzione  in laboratorio, con risultati esteticamente apprezzabili, senza mai arrivare però alla bellezza della pietra naturale.

A mio parere, meglio preferire una pietra piccola naturale che una grossa ma di imitazione.

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Christina Bòzzolo

Illustrazioni tratte da Google immagini

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