L’Occidente attraversa l’ultima delle sue fasi crepuscolari, quasi animato da una “cupio dissolvi”.

Per comprendere le ragioni della decadenza di una civiltà e, come nel nostro caso, le ragioni per le quali essa si mostri incapace di dar luogo a ulteriori sviluppi e trasformazioni, occorre far riferimento non tanto a principi meramente economicistici, quanto alla mancanza o all’insufficienza di elementi spirituali, intesi come “complesso delle caratteristiche morali e intellettuali tipiche di un’epoca”.

Il confronto con la civiltà islamica, che ci si ripropone oggi come potenziale antagonista, appare impietoso. La nostra è minata da un pensiero e da un sentire “deboli”, mentre quella che abbiamo di fronte è una cultura animata da principi e certezze incrollabili, oltre che dall’orgoglio della propria identità.

Noi occidentali, ben lungi dal possedere principi e certezze che non siano quelli falsi ed effimeri del “mercato”, ci vergogniamo, quasi, della nostra identità, modellata da millenni di storia. Non sapendo più chi siamo e da dove veniamo, ci vantiamo della nostra tolleranza e ci compiacciamo di vivere in un Occidente dove la stragrande maggioranza dei movimenti politici, dei media e della pubblica opinione, laddove ancora sopravvive, hanno ormai ripudiato, almeno a parole, ogni forma di pregiudizio, da quello sociale a quello razziale, a quello religioso e dove, come afferma il sociologo Philip Jenkins, l’ultimo pregiudizio possibile è quello dell’anticattolicesimo.

Pregiudizio che nasce dal seme gettato da “maestri” come Voltaire e coltivato, in seguito, dal pensiero marxista e positivista e dai loro epigoni.

Da oltre due secoli, costoro continuano a predicare dai loro pulpiti la “Leggenda nera” di una Chiesa criminale, accettata acriticamente da un pubblico male informato e del tutto incapace di separare il grano dal loglio. E così si continua a credere alla leggenda di Galileo torturato dall’Inquisizione e ai milioni di streghe mandati al rogo dai papisti, mentre la maggior parte dei processi per stregoneria vennero celebrati in paesi di cultura protestante.

E così il professor Odifreddi, la cui fama è legata, più che al suo valore di matematico, alle sue apparizioni televisive, può permettersi il lusso, senza suscitare scandalo, di affermare che i Cristiani sono dei “letterali” cretini, giocando su una presunta derivazione del termine “crétin” da “chrétien” e incappando nella più clamorosa delle gaffes semantiche.

Vorremmo sapere se l’illustre professore avrebbe il coraggio di sfottere gli islamici e di trascorrere il resto dei sui giorni rintanato come una bestia, per scampare alla “Fatwa” emanata da un qualunque dottore della legge coranica.

A gettare discredito sulla Chiesa, si sa, non si rischia nulla, anzi si ha un gran successo e si guadagna un sacco di soldi, come insegnano Dan Brown e quanti hanno sfruttato la sua idea per realizzare la loro diabolica operazione commerciale.

Chi, invece, come Salman Rushdie o il vignettista del danese “Jyllands-Posten”, osa prendersela con Allah e il suo profeta Mohamed, rischia la vita.

Questo fa la differenza fra chi si vergogna di professare la sua fede e chi è disposto anche ad uccidere per difenderla…e magari imporla.

Federico Bernardini

Illustrazioni: Rovine delle Terme di Caracalla, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Thermae_of_Caracalla_Panorama.jpg

Damasco, Monumento al Saladino, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Standbeeld_Saladin_Damascus.JPG

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