Mentre molti hanno ormai abbandonato ogni speranza ed altri continuano a dar credito alla classe politica più screditata d’Europa, c’è chi crede di aver individuato in Beppe Grillo “l’Uomo del Destino”. E già a questo punto, prima di andarsi a impegolare in una minuta analisi del personaggio e del suo pensiero salvifico, vi sarebbero due ottime ragioni per rinunciarvi in partenza.

La prima è una ragione molto seria: nel nostro recente passato di uomini del destino ne abbiamo avuto già uno e credo ci basti. La seconda faceta: ci siamo da non molto liberati di una intera compagnia di comici dilettanti ed ora vogliamo affidarci a un comico di professione? Così, su due piedi, non sembrerebbe il caso.

Ma, prima di passare all’analisi del “Caso Grillo”, ci pare opportuno, anzi indispensabile, inquadrarlo nel suo contesto storico, politico ed economico. Lo scenario è quello di una crisi di sistema, latente da tempo, che è letteralmente esplosa negli ultimi anni, gettando lo scompiglio nei precari equilibri politico-sociali ed economici di un  Occidente all’ultimo stadio della sua decadenza, come già al termine dell’ultimo conflitto mondiale preconizzava Oswald Spengler nel suo “Il Tramonto dell’Occidente”. Un tramonto cui sia il decadere dei valori tradizionali, sia l’ultraliberismo di matrice friedmaniana,  hanno dato un andamento esponenziale.

A differenza di altri paesi, come la Germania,  che in questo frangente hanno potuto contare su un ancora accettabile livello di efficienza del loro sistema politico-economico, oltre che sul diffuso senso civico dei loro abitanti,  pur con tutte le debolezze del sistema democratico, sempre e ovunque afflitto dalla corruzione e dalla malversazione, l’Italia si è trovata ad affrontarlo già devastata da un ventennio in cui si sono susseguiti governi di centro destra e di centro sinistra accomunati da una politica economica dissennata che, tra l’altro, ha assecondato i nostri peggiori vizi, come l’egoismo e  la totale mancanza di senso civico, che hanno la loro più perniciosa espressione in una sistematica evasione fiscale.

Dopo avere abdicato anche all’ultimo dei suoi doveri,  pur non rinunciando alla proterva difesa dei suoi privilegi e delle sue prebende, una classe politica ormai esausta e irrimediabilmente screditata, ha dapprima ceduto il campo, facendosene però manutengola, a quel Monti che l’Uomo del Colle, dopo avergli imposto il collare di Senatore, conferendogli una dignità politica non derivante dalla volontà popolare, ha chiamato a salvare la Patria, e quindi, con due governi che di nuovo hanno solo l’apparenza, è tornata con ostentata arroganza alla ribalta.

Ora, pur rinunciando a mettere in campo teorie complottiste che  si stanno rivelando però nei fatti tutt’altro che peregrine, pur non cedendo alla tentazione di sbandierare i soliti spauracchi, come il Gruppo Bilderberg e la Goldman Sachs, è chiaro che Monti sia un autorevole esponente di quell’entourage economico-finanziario che è il primo responsabile della crisi che attanaglia il nostro come altri paesi, alcuni dei quali già irrimediabilmente sprofondati nel baratro finanziario e che molti esponenti dei governi Letta e Renzi siano a loro volta legati a doppio filo agli stessi ambienti.

C’è di che disperare: una classe politica decotta, divorata fino al midollo dalla sua corruzione, governi che ci spingono come un branco di pecore in bocca agli strozzini e un volgo disperso, e a sua volta logorato dai vizi, che si chiede attonito se vi sia ancora un santo cui votarsi per invocare salvezza.

Mentre la politica procede imperterrita nella sua opera di curatore fallimentare, monta l’antipolitica, alla ricerca, nella società civile, di idee, di valori, di progetti… e soprattutto di uomini, che possano aprire un varco nella coltre di disperazione che ormai incombe su di noi.

È tutto un fiorire di movimenti d’opinione, i più eterogenei, molti dei quali, in forma magmatica, vanno aggregandosi sempre più numerosi intorno a quella che oggi appare, insieme al predicatore Saviano, come la  figura più carismatica, come l’ultimo raggio di speranza irradiato dal nostro Stellone : Beppe Grillo. Sì, proprio lui, quello della pubblicità dello Yomo che sbava contro la pubblicità,  quello che dopo aver condotto il Festival dell’incretinimento nazionale ed essersi esibito al “Luna Park”, abbandonate le scene del varietà canterino e parolaio, si trasforma in capopopolo e riempie le piazze e i forum virtuali di entusiasti seguaci.

L’uomo dallo slogan facile e qualunquista, che smuove le viscere, ma non il cervello di milioni di individui accomunati solo da un ribellismo anarcoide che non fa capo ad alcun progetto politico degno di questo nome e si illudono che l’Italia possa tornare alla sua sovranità monetaria con un colpo di bacchetta magica e possa azzerare il suo debito con la stessa facilità dell’Islanda.

Un movimento che ricorda quello dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, un gran fuoco di paglia destinato a sua volta a spegnersi per mancanza d’ossigeno in breve tempo. Le espulsioni, le faide interne e le defezioni lo hanno già minato in modo irreparabile.

Diffidiamo sempre di chi ci propone facili soluzioni palingenetiche e inevitabilmente, come Giannini, cadrà vittima innanzi tutto di coloro che lo sostengono e rimarranno delusi quando si vedrà che un eterogeneo movimento di protesta organizzato in forma anarcoide non potrà reggere ad alcuna prova politica, quella cui in Sardegna, dove avrebbe vinto a mani basse, il movimento si è sottratto, dando prova della sua vacuità.

E tra i suoi ingenui ed esagitati “Descamisados” non mancheranno di certo i disonesti e gli opportunisti che malignamente si infiltrano ovunque, quelli che fanno mostra  di seguirlo solo per convenienza, cavalcando l’onda pseudo rivoluzionaria con l’intento di piazzare le loro  chiappe su comodi scranni parlamentari per far man bassa di quel poco che è rimasto.

Ma Grillo è un comico, abituato ai cambiamenti di scena e di costume, e quando i forconi coi quali oggi si minaccia l’odiato nemico si rivolgeranno contro di lui, forse riuscirà a scampare alla sorte di Cola di Rienzo e di Masaniello con un ulteriore, abile travestimento.

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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