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Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum”,  come scrive Publio Flavio Vegezio Renato nel suo “ De re militari “ o, come solitamente si dice, “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace prepara la guerra).

Un’affermazione che fa inorridire i politicamente corretti e i “pacifisti”: roba da guerrafondai, secondo loro. Ma se teniamo presente, come ammonisce il Machiavelli, che “la natura umana è trista”, un dato antropologico discutibile ma non privo di verità, l’antico motto latino si rivela per quello che è, non un’istigazione alla guerra ma un’esortazione a mantenere la pace valida ancor oggi e fino a quando non interverranno mutazioni antropologiche tali da renderla obsoleta.

Una premessa indispensabile questa, se ci riferiamo alla “Vexata quaestio” intorno all’acquisto da parte dell’Italia di 90 cacciabombardieri F 35, che è tornata recentemente a movimentare la scena politica dopo le dichiarazioni del neo ministro della difesa Roberta Pinotti, che lasciano immaginare la volontà di ridimensionare il progetto. Un progetto che divide nettamente politici e opinione pubblica, una pericolosa divisione manichea dettata più dalla pancia che dalla ragione.

Il vero problema, come spesso accade, è un altro, sta a monte: l’Italia deve continuare ad avere una difesa militare o piuttosto deve seguire l’esempio del Costa Rica? Evito di dare risposte, anche se, data la premessa, è facile intuire quali sarebbero.

E se la risposta è sì la questione degli F 35 va riportata alle sue giuste dimensioni e cioè alla sua convenienza strategico-economica, perché se vogliamo mantenere una difesa armata è evidente che questa dovrà essere adeguata, con o senza F 35, agli scenari di un ipotetico conflitto, se non vogliamo relegare le nostre forze armate a un ruolo meramente “decorativo”. Su questa linea il ministro Pinotti, che afferma: “… Bisogna chiedersi: vogliamo un’aeronautica? Dobbiamo chiederci che tipo di difesa vogliamo, quale tipo di protezione ci può servire. C’è un impegno assunto dal governo, aspettiamo la fine dell’indagine conoscitiva per prendere una decisione”.

Sorvolando sullo slogan dell’estrema sinistra: “Basta F 35, vogliamo asili nido”, che si commenta da solo, sarebbe interessante invece approfondire il discorso sui dati tecnici dell’F 35, che risultano visibili ad alcuni radar e sull’efficacia dei suoi missili, ancora non sufficientemente testati, per valutare l’opportunità o meno di dotarne la nostra Aeronautica.

Come sarebbe interessante sapere per quale ragione l’estrema non protesti stracciandosi le vesti per il progetto Eurofighter, che risulta più oneroso e coinvolge lo strapotente colosso Finmeccanica.

Una questione di lana caprina, insomma. Per rendersene perfettamente conto basti applicare il principio che i “pacifisti” vorrebbero applicare ai rapporti di forza difensiva tra tra nazioni a quelli che per altrettanto ineludibile necessità intercorrono, “rebus sic stantibus”, tra i cittadini di uno stato.

Privare uno stato di una efficace difesa militare da un potenziale aggressore esterno sarebbe come privarlo delle forze di polizia adibite alla difesa interna: il caos che ne deriverebbe risulta così evidente da rendere inutile qualunque altra considerazione.

Che piaccia o no è così e parlare di abolizione dell’esercito o della polizia è aria fritta che può servire soltanto a raccattare qualche voto.

Chiediamoci piuttosto cosa sia più conveniente fare per mettere le nostre forze armate e i nostri corpi di polizia all’altezza di una democrazia compiuta… da far tremar le vene ai polsi.

Federico Bernardini

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