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Di Ruggero Morghen  A Macerata, nel 1914, nasce Bruno Fonzi, studioso di letterature anglosassoni e traduttore di classici, antichi e moderni. Lionello Fiumi esordisce come poeta con un volume di liriche – “Polline” – cui è premesso un manifesto neoliberista che darà vita al movimento dell’avanguardismo. Seguiranno altri suoi volumi di versi e prose liriche. Antonio Fradeletto è deputato al Parlamento. Nato a Venezia nel 1858, avrà vasta fama come conferenziere vivace, di interessi e cultura assai larghi. Per lungo tempo sarà anche l’animatore della Biennale di Venezia.

Con uno studio del Procacci esce a Milano “Il Ricciardetto”, opera principale di Niccolò Forteguerri, pubblicata postuma. Qui la satira colpisce soprattutto la Curia romana e gli ordini monastici, la cui corruzione profondamente colpiva il sentimento cristiano di Forteguerri. A Milano si pubblicano anche “L’aquila e le colombe” di Giovacchino Forzano, drammaturgo e regista di Borgo San Lorenzo, e “La missione Franchetti in Tripolitania” di Leopoldo Franchetti, gentiluomo toscano (era nato a Firenze nel 1847) che fu anche deputato – dal 1882 al 1909 – e, quindi, senatore.

A Ferrara appare frattanto “La fortuna dell’Orlando furioso in Italia nel XVI secolo” di Giuseppina Fumagalli, scrittrice veronese che particolarmente studiò – negli schemi della critica crociana – proprio l’opera dell’Ariosto. E a Rimini si stampa “La giovinezza di un poeta” del critico letterario Ferruccio Ferri (per l’appunto riminese), particolarmente attento all’umanista Basilio Parmense ed al suo “Isotteo”, avendone raccolto le poesie minori e curato l’edizione critica. A Città di Castello esce invece “I sonetti di Folgore da S. Gimignano” del Neri, in cui si affronta la questione dell’identificazione della brigata cortese di Folgore con quella spendereccia di cui parla Dante (Inf. XXIX).

Nell’ambito del movimento futurista si segnalano la rivista fiorentina “Lacerba” di Papini e Soffici, affiancati per breve tempo al movimento, quindi – di Marinetti – “Lo splendore geometrico e meccanico nelle parole in libertà. Onomatopee astratte e sensibilità numerica” oltre – naturalmente – al “Manifesto dell’architettura futurista” di Sant’Elia. Ardengo Soffici, in quello stesso anno, pubblica a Firenze il suo “Cubismo e futurismo”.

Questo ed altro accadde nel 1914, giusto cent’anni fa.

 

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