Come ha recentemente rivelato Hans Holenweg, storico dell’arte dell’Università di Basilea, fu lo stesso Böcklin a confidare al suo allievo Friedrich Albert Schmidt di essersi ispirato al castello ischitano di Alfonso il Magnanimo per il suo celeberrimo “L’isola dei morti”. 
Ciò dovrebbe metter fine alla diatriba intorno alla genesi di quest’opera, che si voleva ispirata all’isola greca di Pontikonissi o al cimitero degli Inglesi di Firenze, città dove l’artista soggiornò e dove riposa Anna Maria, una dei suoi dodici figli, scomparsa prematuramente.

Nella prima immagine, del 1962, vediamo, al largo dell’isola, un allestimento del film “Cleopatra” di Joseph L. Mankiewicz, interpretato dalla proverbiale coppia Taylor-Burton. La seconda e la terza mettono eloquentemente a confronto l’opera di Böcklin e il castello, che ospitò, tra gli altri personaggi illustri, Vittoria Colonna.

“Bastano pochi versi come questi per fare una grande poetessa” mi disse un mio professore del ginnasio parlando di Vittoria Colonna… e aveva ragione. Alcuni anni fa visitai il castello… in verità una cittadella aureolata di leggende, come quella di Michelangelo, che avrebbe soggiornato nelle sue vicinanze per poter contemplare il suo poetico amore. Si favoleggia addirittura di un passaggio segreto che gli avrebbe consentito di introdursi non visto nel castello per incontrarsi con lei. Ricordo con disgusto la battuta di una guida locale… che però fece molto ridere un branco di turisti: “E’ solo una leggenda, non poteva succedere perché Michelangelo era – nu poco ricchione-” Chissà quante volte l’avrà ripetuta e chissà quanti branchi di turisti avranno riso.

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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