Ieri sera, su rai 3, è andata in onda una puntata del programma di Corrado Augias “Visionari” dedicata a Sigmund Freud.

Corrado l’Onnisciente… e un po’ snob, a detta dei maligni, ha chiamato ad assisterlo, in tale occasione, il professorone Umberto Galimberti,  l’erede di Severino, l’erede di Heidegger, il professore di antropologia culturale, di filosofia della storia, di filosofia morale, di psicologia dinamica e di chi più ne ha più ne metta, il prolifico autore di innumerevoli pubblicazioni, nelle quali rifulge l’originalità del suo pensiero, che rappresenta una delle massime vette dell’italica cultura a cavallo di due millenni, ma soprattutto, il filosofo di Barbapapà e… sempre secondo i soliti maligni, il pontefice massimo del copia e incolla.

Un’accoppiata vincente, scaturita dalla mente divina di Barbapapà e accomunata dalla capacità di cogliere, nello scibile universale, ogni fermento, facendolo proprio.

Ma a volte, per non perdere tempo, le inclite menti trascurano i fermenti e fanno propri prodotti già maturi, “prêt-à-porter”, trasformandoli, nella titanica fucina del loro pensiero, in “haute couture”.

E così, senza citare le fonti, il Galimberti ingloba nei suoi scritti interi brani tratti da pubblicazioni di Giulia Sissa, Alida Cresti, Salvatore Natoli e Guido Zingari, mentre l’Augias, nel suo best seller “Disputa su Dio e dintorni”, scritto in collaborazione col teologo Vito Mancuso, fa suo, ma in questo caso spostando qualche virgola, un brano del saggio “La creazione” di Edward Osborne Wilson.

Scoperto l’inghippo, l’ignaro e incolpevole Mancuso, cascando dalle sue nuvole teologiche, così commenta:

“Conosco il libro di Wilson e sono al corrente di quello che è successo. Sono amareggiato, completamente sbalordito. Non capisco come sia potuta accadere una cosa del genere. Spero che Augias lo spiegherà anche perché colpisce il fatto che quel passaggio si trovi nelle conclusioni, dove lui parla in prima persona, dove parla di se stesso. Non so che cosa dirà Augias, ma il fatto è innegabile: le pagine sono lì sotto gli occhi di tutti. Non c’è possibilità di negare l’evidenza. Sono le stesse parole, con gli stessi verbi, la stessa successione delle frasi. È impressionante. Io però non ho responsabilità. Anzi, se in tutto questo c’è una vittima, sono io”.

Ovviamente mi sono ben guardato dal seguire la trasmissione, ho spento il televisore e ho ripreso la lettura di “Der Witz und seine Beziehung zum Unbewußten”.

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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