Tutti conoscono “Guernica”, forse la tela più famosa di Pablo Picasso, dipinta nel 1937 e assurta a simbolo della barbarie nazifascista.

Altrettanto nota è la cittadina basca che dà nome al quadro e fu l’obiettivo, il 26 aprile di quell’anno, di un bombardamento dell’aviazione italo tedesca, nel corso della guerra civile spagnola.

Se chiediamo, anche a una persona colta, cosa rappresentino questo quadro e questo marginale evento bellico, amplificato a dismisura a fini propagandistici, ci risponderà, molto probabilmente, che il primo è una delle più originali espressioni dell’arte cubista e il secondo una delle stragi più gratuite ed efferate commesse dalla Luftwaffe prima del secondo conflitto mondiale.

Falso, sia nel primo che nel secondo caso.

L’opera di Picasso infatti, lungi dall’essere “originale” è un collage composto assemblando numerosi elementi presenti in due illustrazioni di testi sacri, l’uno spagnolo, del decimo secolo, e l’altro francese dell’undicesimo secolo.
La prima è una miniatura della Biblia mozárabe, conservata nel museo della Cattedrale di Leòn ed esposta a Barcellona nel ’29 e a Parigi nel’37 – http://www.rtve.es/noticias/20090419/picasso-pudo-inspirarse-biblia-mozarabe-del-siglo-para-guernica/266827.shtml

La seconda è una miniatura tratta dall’ Apocalisse di Saint-Sever.

“Picasso nel 1937 si ispirò a questa miniatura per una larga parte del Guernica, la grande tempera su tavola nella quale ritrasse gli effetti del bombardamento della cittadina spagnola di Guernica compiuto dall’aviazione tedesca durante la guerra civile. Si vedono a sinistra la donna con il bimbo fra le braccia e poi il grande uomo calvo dalla bocca spalancata, il cavallo con la criniera al vento fermato in una terribile smorfia: sono puntuali citazioni della donna affogata e del figlioletto, del grande cadavere di un uomo calvo in primo piano e del cavallo rovesciato con la lingua a penzoloni nella nostra miniatura. Che Picasso abbia preso a modello gli effetti del diluvio incandescente nel mare conferma la carica evocativa del modello, specchio convincente dell’orrore della guerra.”   (Medioevo – di Chiara Frugoni e Alessandro Barbero, pag. 132 – Editori Laterza).

Chiunque prenda visione di queste due immagini per la prima volta e le confronti con Guernica, rimarrà a bocca aperta.

A demolire il mito di Guernica, poi, concorre un secondo elemento. Il titolo originale dell’opera era: “Lamento en muerte del torero Joselito” e solo in un secondo tempo, quando “… Il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300.000 pesetas, provenienti da Stalin attraverso il Comintern, per un’opera da esporre a Parigi, la tela sarebbe stata modificata per adattarla alla lucrosa commissione, dandole il nuovo nome di Guernica : restarono, però, i tori e il cavallo del picadòr che, ferito, nitrisce verso il cielo” (Vittorio Messori – Corriere della Sera, 28/12/03)

Sin qui ci troviamo di fronte a un semplice esempio di plagio, ma se dal quadro passiamo a prendere in esame l’evento cui esso si riferisce, ci imbatteremo in una mistificazione che ha trasformato un episodio marginale della guerra civile spagnola in un simbolo della barbarie nazista.

Tutto parte da una corrispondenza di un inviato inglese, George L. Steer, il quale, pur non essendo stato testimone dell’evento, ne dette una versione falsa, a scopo propagandistico, parlando di uno spaventoso massacro perpetrato in un sito non strategico a scopo terroristico e per testare gli effetti di nuovi ordigni bellici da parte della Luftwaffe.
Un cumulo di menzogne, come documenta, in un volume dal titolo “Los mitos de la Guerra Civil”, lo storico spagnolo Pio Moa.

I morti, come confermato dai registri comunali di Guernica furono 102, tra cui molti militari e non 1.650, come, sulla scorta delle invenzioni propagandistiche di Steer, si attarda ancora a sostenere, ottenendo largo credito, una certa parte.

E non è neanche vero che il sito fosse privo di importanza strategica, poiché era presidiato da 2.000 militi repubblicani e ospitava depositi d’artiglieria e fabbriche d’armi.

Da notare, infine, che sia i velivoli che presero parte al raid sia le armi adoperate erano estremamente convenzionali e, in parte, appartenenti all’Aviazione Legionaria Italiana, che era presente con tre moderni trimotori S79 e 15 caccia CR32, mentre i Tedeschi della Legione Condor intervennero, e solo in un secondo tempo, con un esiguo numero di vecchi Junker.
Nonostante questi dati siano confermati da documenti e testimonianze inoppugnabili ed esistano persino rilievi fotografici, effettuati a breve distanza di tempo dal bombardamento, dai quali risulta che il numero di crateri provocati dall’esplosione delle bombe è esiguo e gli edifici danneggiati non superano il 10% del totale, si continua a dar credito ad una versione dei fatti architettata dagli Inglesi in funzione antigermanica quando, come abbiamo visto, la famigerata Legione Condor ebbe un ruolo marginale e il bombardamento di Guernica sia sostanzialmente un’operazione italiana.

La guerra civile spagnola fece un milione di morti e quello di cui parliamo ne fu un episodio trascurabile e marginale. Ma la storia si alimenta di miti e  quello di Guernica città martire, celebrato da Picasso con il restyling di una tauromachia, è vero come quello della stazione ferroviaria di Perpignan “Centro dell’Universo” , inventato da quel burlone di Salvador Dalì.

http://gialli-e-geografie.blogspot.it/2012/04/quiz-non-quiz-dali-e-perpignan-lato.html

Federico Bernardini

llustrazioni: “Guernica”, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:GuernicaGernikara.jpg

Codice di Saint Sever, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Beatus.jpg

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