Di Ruggero Morghen.  A Dasindo, presso Trento, nel 1814 nasce Giovanni Prati, che Giosuè Carducci definì “il solo veramente e riccamente poeta della seconda generazione dei romantici in Italia”. Quando Prati morì, nel 1884 a Roma, Felice Cavallotti ne lodò la coerente azione di sostegno alla monarchia sabauda, osservando: “… o cantore di Savoja, se fu questa la tua fede del primo giorno e dell’ultimo, non sarà carme democratico che ti sfrondi l’alloro, poiché vanto al poeta è il vivere coerente, e morire avvolto tra le pieghe della propria bandiera”.

A Macchia Albanese (Cosenza) nasce Girolamo De Rada, poeta in albanese e italiano, autore di drammi storici ed opuscoli politici, di novelle e di un’autobiografia. La sua opera fu specialmente intesa a sollevare a dignità letteraria la lingua degli albanesi d’Italia.

A Ravenna, dov’era nato nel lontano 1726, muore invece Lorenzo Fusconi, frate minore, predicatore e autore di una raccolta di “Poesie e prose” (Parma, 1783-5). A Palermo (dov’era nato nel 1719) si spegne Salvatore Maria Di Blasi, monaco cassinese, erudito, bibliofilo ed archeologo, nonché membro dell’Accademia delle scienze di Napoli. A Lucca – dov’era nato – finisce i suoi giorni Francesco Franceschi, autore di tragedie, cantate per musica e poesie liriche. Con maggiore successo coltivò la critica letteraria, conquistandosi una certa fama come autore dell’Apologia di Metastasio.  A Messina, dov’era nato nel 1734, muore inoltre Andrea Gallo, poeta dialettale siciliano, autore di commedie, cantate, cicalate e di una rappresentazione di contenuto religioso. Nella schiera dei poeti di cicalate, Galli si distinse anzi per arguzia, festività e lepore.

Ancora dalla Sicilia: il siracusano Tommaso Gargallo, marchese di Castellentini, traduce con una certa abilità gli Uffizii di Cicerone, mentre a Milano esce in due volumi il “Vocabolario milanese-italiano” di Francesco Cherubini, frutto di lunghi studi sul dialetto della sua città. Se ne servirà largamente il Manzoni, pregando due amici di postillargliene una copia per adattarlo all’uso toscano vivo.

Entratigli austriaci a Milano, Giovanni Nepomuceno Gambini frattanto ripara con la famiglia – che aveva formato dopo essersi spogliato della veste talare – a Ginevra, dove si fa protestante, conosce Filippo Buonarroti e ricopre una cattedra di letteratura italiana, divenendo mediatore della nostra cultura in Svizzera assieme a Sismondi e Rossi. Federico Confalonieri invece si reca a Parigi, presso i rappresentanti delle grandi potenze ivi radunati dopo la disfatta napoleonica, rivendicando l’esigenza di erigere la Lombardia a Stato indipendente.

Questo ed altro accadde nel 1814, giusto duecento anni fa.

Illustrazione: Giovanni Prati

 

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