Una data tragica per la città di Roma e per l’arte, non solo a causa dei saccheggi, delle devastazioni, delle profanazioni, degli stupri, delle torture e dei massacri compiuti dalla soldataglia imperiale al comando del Connestabile di Borbone, ma anche perché dopo la fuga del papa Clemente VII e il ritiro delle truppe di Carlo V, avvenuto nel febbraio dell’anno successivo, la città venne abbandonata dai pittori “Clementini”  Perin del Vaga e Polidoro da Caravaggio, allievi di Raffaello e dai protomanieristi Parmigianino e Rosso Fiorentino.

L’impatto sulla città fu devastante. Contava, all’epoca circa 50.000 abitanti e a sua difesa non aveva più di 4.000 armati, contro i circa 30.000 dell’esercito imperiale, che imperversarono entro le sue mura, trasformandola in un inferno, per quasi dieci mesi. Alla fine, a causa dei massacri, della carestia e delle pestilenze, in una città semidistrutta non ne rimase molto più della metà. Il numero di abitanti era tornato più o meno quello dei primi del Trecento, epoca in cui Anagni, dove si era trasferita la corte papale, arrivava a 50.000.

Si racconta che quando le truppe imperiali dettero l’assalto a Castel Sant’Angelo, dove si era asserragliato il papa, fu Benvenuto Cellini a ferire a morte con un colpo di archibugio il Connestabile di Borbone… un’altra vicenda, tra storia e leggenda, che lega i più grandi artisti allora residenti a Roma al suo tragico destino.

Nell’immagine, il pannello centrale della incompiuta “Visione di San Girolamo” cui il Parmigianino stava lavorando proprio nei giorni precedenti il Sacco. Prima di abbandonare la città, per scampare al massacro, il pittore ebbe il tempo di farla nascondere nel refettorio di Santa Maria della Pace. L’opera è oggi esposta alla National Gallery di Londra.

Federico Bernardini

 

 

 

 

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