Di Sonia Maioli  Palazzo Davanzati, Museo della Casa Fiorentina.

La storia di questo Museo è singolare, ancora di più la sua esistenza, spesso chiuso, anzi raramente aperto.

Voluto da un collezionista che lasciò in eredità casa e contenuti.

Peccato! Un altro esempio di come il nostro patrimonio resti misconosciuto ai più.

Luogo di grandi e suggestive atmosfere, raccoglie mobili, suppellettili, arazzi e moltissime altre cose che resero belle le case di Firenze.

Per me Museo di anni in fondo tranquilli, almeno visti girando la testa all’indietro.

Luogo di grandi risate, di progetti a volte realizzati, altri ancora in attesa, sicuramente grembo di un’amicizia che sarà dura a morire.

La mia amica Elisabetta era custode lì, le mie visite erano frequenti, in tutti gli orari (ero custode anche io presso altro Istituto, era quindi

possibile per me avere accesso).

Suggestivo era entrarci di notte. Salire le scale che portano alla cucina, posta nel sottotetto, onde evitare che, in caso di incendio, il fuoco

si propagasse al resto della casa.

Inutile dire che, affacciandosi alle finestre, si poteva godere di viste assolutamente inconsuete dei tetti della città.

Arrivata in cima, mi pareva ancora di sentire rumore di cocci di rame pesante e profumi di spezie ormai dimenticate.

Le trine, gli abiti, i letti, riportavano alla memoria donne dal corpo minuto, piccole, forse aggraziate, chissà se belle.

I colori, ancora molto vivi, aggiungevano suggestione.

Immaginarsi nel luogo delle reminiscenze era davvero una magia.

Arrivavano anche sensazioni di disagio, il freddo umido inverno, non facile da superare in quelle enormi stanze riscaldate da un unico caminetto.

Erano fortunate, quelle donne, almeno il caminetto c’era e il loro inutile lavoro di ricamo poteva essere svolto al tepore delle fiamme.

Le cassapanche contenevano gli abiti della festa, spesso bene di famiglia, ereditato da madri o anche da nonne.

Questi piccoli corpi, sicuramente forti, capaci di generare una genia che ha portato questa città ad essere quello che è, ancora adesso.

 

 

 

 

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