Di Sonia Maioli   La vedo dalla finestra della mia cucina, dal balcone della sala parto,  quasi da ogni parte del paese.

E’ la collina sulla quale si trova il primo insediamento di Scandicci, si chiama infatti Scandicci Alto. Legata a molti ricordi di episodi della mia vita qui.

Per gli appassionati di ippica,  lì si trovava la scuderia Chira, Tornese era cresciuto lì.

Meta di passeggiate in vari periodi, da piccola, con le amiche, con mia madre, con i primi fidanzatini.

Il cammino è gradevole, si alternano salite, piane, discese, in mezzo a una campagna “domestica” molto bella.

Sono sette chilometri che mia madre percorreva ogni giorno, recitando tre volte il rosario.

Spesso lo facevo con lei e il rosario era spodestato da chiacchiere continue, aggiornamenti delle cose accadute, ricette di cucina, dolori e felicità.

C’è una chiesetta in cima, si trova nelle pergamene del 978, graziosa, anche se snaturata dal Romanico in vari rimaneggiamenti fino

alla ricostruzione parziale del dopoguerra.

La prima domenica di maggio di ogni anno ci si andava a piedi, mi pare anche di ricordare una processione in onore della Madonna.

Quello che mi piaceva molto erano le bancarelle con dolci e giocattoli vari che, nell’occasione, sbocciavano davanti alla chiesa e nelle stradine limitrofe.

Lì fu comprato il primo e unico bambolotto di celluloide che, rivestito in abiti di maglia, fu battezzato Pierino… non ci ho mai giocato, anche se era corredato da un seggiolone, da vari ricambi di vestiti, invernali ed estivi.

Se durante gli inverni erano comodi pantaloni e maglioncino di lana giallo orrido, d’estate aveva un grembiulino blu, uguale al mio (evidentemente fatto dagli avanzi) quadrettini  bianchi, colletto bianco ricamato a mano.

La camminata, che ripeterò infinite volte nella mia vita, era gradevole, anche se la salita, detta appunto l’Ertuccia, levava il fiato allora come lo leva adesso.

Ero piccola e molto graziosa, educata, silente se non mi si chiedeva di parlare.

Compagnia ideale per le ragazze vicine di casa che, in primavera, mi portavano a “cercare anemoni”.

In effetti, almeno due, che io ricordi, avevano un amore non ancora ufficiale (erano fidanzate “fuori”, dicevano così) e faceva molto comodo

avere una bambina tranquilla e poco impicciona da portare in giro per la campagna.

La cosa buffa è che non ricordo cosa facessi mentre loro si appartavano…

Un giorno questi ricordi sono riapparsi insieme a tanti altri.

Laura era una sorella maggiore per me, dieci anni e un piano di scale ci separava.

Avevo otto giorni quando mi portarono in quella casa e fui bambola per le ragazzine grandi della palazzina.

Siamo cresciuti tutti insieme… ma questo l’ho già detto.

E’ stata grande la sofferenza quando ho saputo che Laura sarebbe morta per un brutto male.

E’ la terza che se n’è andata… si sfoltisce il numero degli affetti, i primi, extrafamiliari.

Gli occhi azzurri, sempre inclini al riso, le piccole rughe che si formavano agli angoli degli occhi, il suo sorriso e la sua timidezza, non posso dimenticare.

PER LAURA

“Dovevi incontrare quel ragazzo.

Sarebbe stato il marito di una vita.

I miei riccioli biondi

brillavano

per il sole

e per la contentezza.

Passeggiata inattesa

I campi in fiore

Coglievo anemoni e tu

coglievi l’amore.”

Illustrazione tratta da Google immagini

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