Di Sonia Maioli   Siamo qui, è un mondo virtuale.

Ognuno di noi mostra un po’ di quello che gli pare meglio di sé.

Escono fuori ritratti viziati, ritoccati, aggiustati.

Ogni amico aggiunge una tessera al puzzle che comporrà la figura intera o, almeno, ricomposta.

Mi capita di leggere i commenti alle cose che scrivo, di vedermi attribuire aggettivi, qualità, luci ed ombre che non so se mi appartengano.

Questa, però, non vuole essere una autocelebrazione. Anzi.

Qui da ormai diversi anni, con più o meno continuità, amicizie virtuali che sono diventate vere, amicizie reali, o meglio – nella maggior parte dei casi – conoscenze, diventate virtuali. Sempre e comunque rapporti umani, veri.

Raccolgo così impressioni, emozioni, gioie e dolori di quei contatti, non molti, che sono più assidui.

Dolore nello scoprire che un’amica con molti interessi, pensieri, desideri comuni, ha cessato questa vita.

La pensavo da alcuni giorni, valutavo che non la leggevo.

Bastò una visita al suo profilo per leggere messaggi di amici comuni.

Non sono incline al pianto, lo so, poco femminile.

Quella sera ho pianto, ho pensato a quante cose avrei potuto dirle ancora, ma lei non avrebbe potuto leggerle.

L’amico non giovanissimo che manca da troppi giorni, mi mancano i suoi versi, lo cerco, non c’è mai.

Rintracciato un parente, arriva la notizia, una grave infermità.

Aspetto, notizie rare e preziose mi fanno sperare in una guarigione.

Torna smarrito, fragile, dolce, orgoglioso.

Chissà se davvero fra pochi giorni potrò incrociare il suo sguardo e tenere la sua mano per qualche istante.

Conoscere una famiglia intera, belli tutti, ognuno a suo modo, diventare quasi parte della stessa.

Gioire con loro, averli accanto nei momenti di mia fragilità.

Messaggi criptati, confusi, mascherati, spesso fuorvianti. Difficile capire che cosa succeda.

Così scopro problemi di cuore, sentimentali o no, depressioni, lievi o complesse, malattie che da anni tormentano, straziano.

Sono una levatrice, non posso restare insensibile.

Voglio bene ad ognuno di loro.

Le gioie sono più rare.

Un amico che vince un concorso internazionale con la sua arte, quella che ammiro e che mi ha avvicinato a lui.

Alla sua forza, alla determinazione, alla timidezza, al vorrei, ma non posso, potrei, ma non voglio.

L’altro che finalmente ha un figlio, bramato, cercato, arrivato. La sua esplosione di gioia, profondissima.

Le “mie” mamme, con le foto dei figli che ho visto minuscoli, ora grandi, molti belli, alcuni bellissimi.

Poi l’allegria, la spensieratezza di nuovi amici con l’antico sapore dell’appartenenza alla stessa città.

Il gustare la piacevolezza di riscoprire parole, sapori, ricordi che sono nostri.

Sono qui.

Non me ne andrò.

Arriveranno nuovi amici, arriverà ricchezza da condividere.

Illustrazione tratta da Google immagini

Annunci