Di Sonia Maioli   La vita delle donne è scandita dal sangue.

Abbiamo uno stretto rapporto con la sua comparsa, col suo permanere, col suo manifestarsi.

Impariamo dalla nascita a conviverci.

Di lui sappiamo molto, ne conosciamo gli odori, aspettiamo la sua comparsa.

Sappiamo riconoscere l’odore di quello che sgorga da una ferita, profonda o solo dalla sbucciatura di un ginocchio.

Siamo pronte, sappiamo come arrestarlo. La paura viene cancellata, il naso ci guida al soccorso.

Dolce ci pare quello della nascita.

E’ fresco, porta il vento della vita, gli occhi che cercano sicurezza, quelli bui del nuovo arrivo.

La piccola mestruazione di una neonata, segna il suo essere femmina, impaurisce la madre che, eppure, sa cosa possa essere.

Studiamo piccole tracce, nelle feci dei piccoli, o dei grandi, temendo.

Segna, come rito di iniziazione, il passaggio nell’adolescenza.

Il menarca, atteso, bramato, temuto.

Le amiche che ci hanno preceduto, quelle che sono in ritardo, i primi confronti da “donne”.

Conosciamo, sempre dal suo odore, l’inizio e la fine di quelle che saranno le regole.

Regole da seguire, infrangendole o ottemperando.

Fastidioso, quasi da rigetto, quando speri e aspetti una maternità desiderabile, cercata.

Salvifico, quando temi la sua mancanza.

Ora non sarebbe il momento, vorrei, ma non posso… una maternità, sarebbe inopportuna.

Mille dilemmi, due sole, secche, risposte.

Sì o no.

Quando diventa sregolato, sai che, improvvisamente sparirà.

Allora si aprirà una stagione di silente osservazione.

Non vederlo sarà salute, quiete.

Sorprende quando e se ricompare.

Non avrebbe dovuto. Tutto doveva essere cessato.

Ritorni a essere donna, ad avere organi che sanguinano, inopinatamente.

Conosci così un nuovo suo odore. Strano, non gradevole, sa di medicina, di dolore.

Per poco, fortunatamente.

Illustrazione tratta da Google immagini

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