Questo quadro del Danese Carl Heinrich Bloch (Copenaghen, 23 maggio 1834 –Copenaghen, 22 febbraio 1890), uno dei tanti pittori nordici che soggiornarono a Roma, subendone la fascinazione, è non solo molto bello, di grande qualità pittorica, ma per la cura dei particolari, soprattutto nella rappresentazione dei personaggi, la cui attitudine e la cui espressione sono rivelatrici dei caratteri, rappresenta un vero studio psicologico e sociologico della varia umanità della Roma di metà Ottocento.

L’ambiente è quello essenziale e scalcinato, tipico delle osterie dell’epoca. Luogo di ritrovo interclassista, diremmo oggi, frequentato sia dalla gente del popolo sia dai borghesi, ma ciascuno al suo posto: i due gruppi sono nettamente separati da un arco, elemento architettonico che qui assume valenza simbolica.

In primo piano tre popolani. L’uomo, nell’attitudine spavalda del “rugantino”, guarda in tralice, le sopracciglia aggrottate, con l’aria di chi vuol mostrare che con lui non si scherza. E non si scherza con chi fa bella mostra del coltello che spunta dalla tasca dei calzoni, a coprire la fusciacca stretta in vita.

Di fronte, due tipiche bellezze romane: l’una che guarda di sottecchi con aria maliziosa e ammiccante, mentre annusa il suo bicchiere di rosso con voluttà plebea, forse evocando ben altre voluttà, e l’altra dallo sguardo vivace e curioso e un’aria goffamente contegnosa, con quelle posate maldestramente brandite. E’ la più curata dei tre, forse una modella o una balia, come farebbero pensare lo scialle di pizzo, anche se non ripiegato sotto il corsetto, e la collana di corallo… che porta latte.

Sullo sfondo tre borghesi, intenti a discutere fra una portata e l’altra, forse tre intellettuali o artisti, due dei quali si guardano negli occhi, l’uno con un sorriso lievemente accennato e l’altro in attitudine infervorata, mentre il terzo assiste distratto, abbandonato sullo schienale della sedia, forse sazio di vino e di cibo. Tre figure oscure e quasi avulse da un contesto dominato dalle tre immagini luminose che con la fissità dello sguardo sembrano proiettarsi fuori della tela.

I borghesi hanno il cappello attaccato al chiodo, come usa la gente civile quando siede a tavola, mentre il rugantino tiene il coperchio ben piantato sul ciuffo spavaldo.

Nel mezzo, un gattone ben pasciuto e dall’occhiata torva, avvezzo a nutrirsi d’avanzi, senza riconoscenza alcuna.

Federico Bernardini

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