Di Sonia Maioli   Ho scelto il mio attuale lavoro a 5 anni, alla fine sono riuscita a farlo.

A chi mi chiede cosa facessi prima rispondo: “Quando?”

Per un anno sono stata uno dei più di cento custodi della Galleria degli Uffizi.

Quelli che, per sei ore, devono guardare chi passa, controllare che non facciano danni, che tutto resti come’è.

Sono lunghe sei ore in piedi, in silenzio, spesso da soli.

I trucchi per far passare il tempo sono tanti. Costruire un bestiario, ad esempio.

Molti umani assomigliano ad animali, quindi ecco una civetta, un pachiderma, un merlo, un cane, ma di che razza?

Di aneddoti ne avrei da raccontare davvero a pacchi.

Oggi però è la Madonna dal collo lungo del Parmigianino che ha riportato a galla un paio di buffi ricordi.

E’ tranquilla la sala che la ospita, i Manieristi lì esposti, in fondo, non sono tantissimi.

La stanza non è grande, il pubblico passa alla spicciolata, forse già stanco di tutte le bellezze di cui ha potuto godere.

Capita, a girare, di stare lì di sorveglianza.

Quando era il mio turno succedeva che qualcuno guardasse il dipinto e me in maniera insistente.

Una volta un signore francese continuava a spostare lo sguardo da me alla Madonna, sottolineando il tutto col movimento del capo.

Scomparve per poi ricomparire con la famigliola, moglie, due figli e una signora anziana che, per lunghi momenti, continuarono a guardare, alternativamente, le due figure.

Se ne andarono sorridendo, soddisfatti.

Il più simpatico fu un nativo americano, con tanto di trecce e mocassini, dopo un po’ che osservava, mi chiese se la modella fosse stata mia nonna.

La mia risata fu immediata e contagiosa.

Si scusò dicendo che era evidente quanto io fossi profondamente italiana.

Inutile dire che la risposta fu:

“Quasi quanto sia evidente che lei è americano”.

Trovare da ridere anche in un lavoro noioso come quello… questo davvero non è stato facile.

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