A difendere il primo fu chiamato il Conte Tacchia; oggi, a difendere quello di una colorata squadra di dopolavoristi, abbiamo i Conte Tavecchio.

Ogni epoca ha gli eroi che si merita. Un tempo tiravano di scherma “a gratis”… oggi tirano calci a vuoto a suon di milioni.

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!” avrebbe detto Ginettaccio, e dopo la figura barbina della nostra nazionale ai mondiali carioca, il calcio italiano volta pagina prefiggendosi nuovi e luminosi traguardi.

I due eroi chiamati a compiere l’impresa si sono concessi oggi alla stampa e al popolo pallonaro, in occasione della presentazione del nuovo commissario tecnico Antonio Conte.

“Abbiamo bisogno di uomini veri, che siano dei campioni poco importa”. Questo il proclama dadaista di Conte. Come se il ministro della sanità, presentando la riforma del sistema sanitario, avesse detto: “Per riqualificare i nostri ospedali abbiamo bisogno di uomini veri, che siano bravi medici e bravi chirurghi poco importa!” Roba da emigrare in massa in  Iraq nella speranza di poter essere curati da Gino Strada.

Che i giocatori di calcio o i chirurghi siano uomini veri o montati figli di puttana è cosa che può interessare giusto alle loro mogli, ma al popolo pallonaro e ai cardiopatici interessa soltanto che i primi vincano i mondiali e che i secondi gli facciano un bypass coi controcazzi.

Basterebbe questo per misurare lo spessore intellettuale del nuovo commissario tecnico, ma ahinoi, nel corso della conferenza stampa, ha voluto aggiungere altro, inerpicandosi su impervi sentieri dialettici che lo rivelano come un soggetto di madrelingua incerta.

Accanto a lui tal Carlo Tavecchio, neopresidente federale. Politicante nato e cresciuto in casa D.C. e tipico esponente di quel sottobosco politico cui per tradizione, in terra italica, si assegnano le cadreghe di potere. Un culo di pietra noto per le sue ciclopiche gaffes, tali da far sfigurare persino un Razzi in rampa di lancio.

“O tempora o mores? C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico?”… Fate un po’ voi.

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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