Di Sonia Maioli   Mi piace molto stare in cucina, forse perché in casa mia è sempre stata la stanza più abitata.

Fino a ventuno anni credo di non aver cucinato niente o quasi.

Nel mio mitico periodo parigino imparai, anzi scoprii, di aver imparato a cucinare.

Forse era successo nell’arco della mia vita, solo guardando.

Erano arrivate “les Italiennes” ed era obbligo e luogo comune che sapessero cucinare les spaghettì.

Mi ritrovai così in cucina con la mia amica, assolutamente incapace anche di scaldare un po’ d’acqua.

Fu rimediata una pentola abbastanza grande, la concierge la teneva chissà dove, era assolutamente lurida, incrostata di terriccio.

Impiegai non so quanto tempo per renderla decente, fidando nel potere antisettico dell’acqua bollente.

Alla fine uscirono dei buoni spaghetti che non oso chiamare alla carbonara: uovo, prosciutto cotto a dadini e una specie di groviera grattugiato.

Ho sempre scelto di stare in cucina, spesso lì si finisce per riunire la gente a me affine.

Oggi pomarola alla fiorentina.

Ho trovato in mercato dei bei pomodori fiorentini, quelli costoluti, non ho saputo resistere.

Mentre preparo tutto, i pensieri vanno e vengono, senza controllo. 

Anche per questo amo cucinare, non controllo il pensiero, lascio che tutto fluisca, concentrata nella missione.

Sedano e prezzemolo, simili, ma assolutamente diversi.

Del primo si usano solo le costole, le foglie avrebbero un sapore troppo acuto. Del prezzemolo si usano solo le foglie.

Non ero ancora ostetrica quando arrivavano notizie di donne che, per procurarsi l’aborto, morivano avvelenate da decotti di gambi di prezzemolo.

Tempi passati, nessuna tutela e nessuna sicurezza.

Solo una riflessione, sono in ferie, non voglio pensare al lavoro.

Mentre spezzo con le mani i pomodori, rivedo le mani di mia madre e di mia nonna che eseguono questa azione.

Li spezzo, li metto nella pentola preposta e li schiaccio col pugno.

Diventa una cosa carnale, materiale, come spezzare la cipolla (rigorosamente rossa) fragrante e croccante.

Pulite le carote, indispensabili per togliere l’eventuale acidità eccessiva dei pomodori e dare corpo alla salsa, subiscono uguale sorte.

Ora l’aglio, accuratamente sbucciato e privato della sua anima.

Infine tanto, tanto, tanto basilico.

Le mie mani ora hanno un odore di donna, la manicure sarà perplessa, non saprà cosa c’è sotto le unghie, tutto quello che non sarò riuscita a togliere con l’apposito spazzolino.

Possiamo accendere. Il tutto sarà cotto quando le carote lo saranno a puntino.

E poi?

Il passatutto (passaverdura per i diversamente fiorentini) ridurrà tutto in salsa alla quale, in un secondo tempo, verranno aggiunti olio, sale e pepe.

Pepe, sì, perché questo è il nostro piccante, da sempre, da quando lo portarono i mercanti del Comune, della Repubblica, evvia così.

Mi piace molto il peperoncino, ho imparato da grande a conoscerlo, come il pesce vero, quello fresco e profumato.

Pronta , sulla pasta bollente metteremo una noce di burro, la pomarola, una abbondante grattata di parmigiano.

E buon appetito!

“Ti aspetterò, 
dove sai che sto bene
Raggi di luce, di sole 
dai cocci alle pareti.
Sempre ci saranno 
dolci frutti per noi
E la sedia, la stessa
quella di bambina
le gambe troppo corte,
lisa, ormai, ti accoglierà
Prendere le tue mani
che sapranno poi
di erbe, di aglio, di donna
Raccontarsi la strada
percorsa
Tacere, sapendolo
quella che vorremmo
percorrere insieme”

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