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A Caprera Garibaldi aveva un somarello sardo, un Sardegnolo (è per questo che i Sardi si incazzano quando li chiamano Sardegnoli) di nome “PioIX”… il trionfo del buongusto.

Si chiamava Pio IX anche il cane che trainava una carretta carica di Bibbie protestanti che varcò la breccia di Porta Pia insieme ai Bersaglieri… per fare una gentilezza agli Inglesi.

Mi sono sempre chiesto perché i Bersaglieri siano così simpatici ai Romani, li dovrebbero detestare.

Anni fa, mentre andavo a prendere il caffè al solito bar di Santa Maria in Trastevere, mi imbattei nella Fanfara e “en passant” gridai: “Viva Pio IX! Viva il Papa Re!” col risultato di farmi guardare come un matto sia dai militari sia dagli attoniti trasteverini.

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Garibaldi scriveva lettere a profusione, non solo per batter cassa a favore suo, dei suoi familiari e delle sue camicie rosse, vere o presunte, che, a decine di migliaia, per decenni, assillarono la Corona con la richiesta di benefici e pensioni.

Molto significativa è una sua lettera del ’62, indirizzata ad Adelaide Cairoli dove, a proposito della repressione in atto nel Sud, scrive: “Dio, che cosa abbiamo fatto”.

Federico Bernardini

Immagini:

Giuseppe Garibaldi

“La Breccia di Porta Pia” Michele Cammarano, Museo Nazionale di Capodimonte Napoli

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