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A partire dal Medioevo e soprattutto durante il Rinascimento si diffusero i Giardini dei Semplici, sovente presso istituzioni monastiche, dove si coltivavano piante officinali autoctone e poi altre varietà, provenienti dall’Oriente e dal Nuovo Mondo, che avessero interesse farmacologico.

L’Orto Botanico di Napoli, sia per la quantità sia per la varietà delle specie, cui si guarda non solo dal punto di vista delle applicazioni farmacologiche ma anche da quello botanico, dove si faceva ricerca a livello europeo e che disponeva di un museo naturalistico, rappresenta un prototipo di Orto Botanico moderno che non va considerato alla stregua di un Giardino dei Semplici o di un Giardino ornamentale all’italiana, sebbene “nobilitato” dalla presenza di specie esotiche.

Ma anche se ammettessimo che questo primato debba confrontarsi con istituzioni analoghe che possono vantare più antiche tradizioni, rimarrebbe il problema di ciò che noi consideriamo un Orto Botanico moderno, come lo concepiamo oggi e di cui quello di Napoli rappresenta, indubbiamente, il primo esempio documentato.

Federico Bernardini

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