Analizzare i simboli che si affollano in quest’insegna ci aiuta a capire, più di un ponderoso trattato, quale tradizione e quali valori abbiano ispirato il Genio partorito dalla Rivoluzione.

Una simbologia complessa, nella quale troviamo riferimenti a una tradizione che dalla Protostoria arriva al Primo Impero nel segno della continuità, senza alcun riferimento a quella che avrebbe voluto rappresentare una cesura nella storia dell’Umanità, con il rovesciamento della tradizione e dei suoi simboli.

L’elemento più antico è rappresentato dalle due fronde di quercia e di alloro, sottostanti ai bracci della croce, che contornano il disco centrale. Il riferimento è ai semplici rami intrecciati che rappresentarono, probabilmente, il primo simbolo di autorità regale in un mondo agro-pastorale che fondava sulla natura la sua gerarchia di valori. Ne troviamo testimonianza ancora in età romana, nella lingua: il termine “Pecunia” (danaro), ad esempio, deriva da “Pecus” (gregge, pecora) e sta a significare come la ricchezza fosse costituita, in origine, dal possesso di beni naturali.

Nel disco centrale campeggia l’aquila imperiale di origine romana, non la “Marianna” rivoluzionaria, come nell’attuale insegna dell’Ordine. La Rivoluzione aveva abbattuto un re per mettere al suo posto un imperatore.

La croce maltese a cinque bracci, invece, è chiaramente di tradizione cristiana e, paradossalmente, ispirata all’insegna di un Ordine che, con l’occupazione napoleonica di Malta del 1798, vide quasi estinta la sua sovranità territoriale.

Sovrastante la croce maltese, la corona chiusa imperiale, col globo e la croce patente.

L’ “Honneur et Patrie” che costituiscono il motto dell’Ordine, dunque, non sono certamente  quelli rivoluzionari.

Ai posteri, che siamo noi, la tutt’altro che ardua sentenza.

L’insegna che vediamo è quella del 1808.  Appena due anni prima  Francesco II d’Asburgo rinunciava al titolo di imperatore del Sacro Romano Impero, che veniva così formalmente sciolto dopo oltre mille anni di storia, che è la storia dell’Occidente. Quello del Corso, nato dal nulla con lui, sarebbe finito nel nulla con lui.

Federico Bernardini

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