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“Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate” (British Medical Journal)

Se lo scopo della Medicina è quello di individuare e curare le malattie, quello delle industrie farmaceutiche è, principalmente, di inventarle.

Intendiamoci, non voglio dimostrare che i farmaci siano tutti inutili o dannosi e che le malattie non esistano o che dovremmo curarle esclusivamente con le erbe o coi riti sciamanici. Se non ci fossero gli antibiotici o i vaccini si continuerebbe a morire per una semplice polmonite o altre malattie, come il vaiolo, che ormai possiamo considerate debellate.

Ciò che voglio dire è che il mercato farmaceutico è diventato ormai così fiorente da garantire alle case produttrici una ricchezza e un potere immensi che, con grande determinazione, esse si impegnano ad ampliare a dismisura, estendendo il più possibile il concetto di malattia e la conseguente produzione e vendita di farmaci spesso inutili, semplici placebo, quando non addirittura dannosi a causa di effetti collaterali di entità superiore a quella dei loro veri o presunti effetti terapeutici. Il tutto facendo leva sulla paura delle malattie, vere o presunte, e della morte e sull’illusione di una felicità artificiale, sulla convinzione che ogni problema, vero o subdolamente indotto, possa essere risolto mandando giù una pillola.  E’ la “Sindrome del dottor Knock”.

“L’essere sani è in realtà l’ignoranza d’essere malatiquesto è il motto del dottor Knock, il protagonista della celebre e fortunata opera teatrale “Knock ou le triomphe de la médecine” scritta da Jules Romains nel 1923. In essa si narrano le gesta di un giovane e oscuro medico di provincia cui un anziano e altrettanto oscuro medico lascia in eredità la sua condotta, in un villaggio dove tutti scoppiano di salute.

Abile manipolatore – in questo lavoro si analizzano i metodi di condizionamento mentale delle masse applicati dai regimi dittatoriali –  Knock riuscirà in breve a convincere tutti i suoi assistiti di esser malati e trasformerà la sua magra condotta, complice il farmacista Mousquet, in una miniera d’oro. Esattamente ciò che da decenni stanno facendo, su scala planetaria,  le industrie farmaceutiche leader.

Il principale campo d’azione di questi novelli Knock è quello dei disturbi contemplati nel   Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, giunto oggi alla sua quinta edizione dopo continui aggiustamenti dovuti più ai cambiamenti della mentalità e dei costumi del mondo occidentale e al crescente potere economico e politico di categorie, come quella degli omosessuali, non più considerati affetti da un disordine mentale,  che a veri e propri principi scientifici.

Le categorie presenti nel DSM si prestano magnificamente ad essere interpretate ed estese a dismisura, allo scopo di attribuire a individui in perfetta salute lo status di malato, rendendoli di conseguenza consumatori di prodotti farmaceutici ad hoc, nuovi o semplicemente riciclati.

E così, attraverso diaboliche campagne pubblicitarie e grazie a una catena di complicità con la classe medica, dai professori che fungono da consulenti ai medici di base influenzati dagli informatori scientifici,  e ai mezzi di comunicazione di massa – il potere corruttore delle case farmaceutiche è enorme – decine di milioni di persone vengono convinte di soffrire di depressione semplicemente a causa di quel disagio personale o sociale, esaltato al rango di malattia, che fa parte del bagaglio di qualunque individuo normale. Di conseguenza un farmaco come la fluoxetina, creato per la cura della depressione e della sindrome ossessivo-compulsiva, viene commercializzato dalla Eli Lilly, col nome di “Prozac” in quantità enormi, a beneficio di persone perfettamente sane che si illudono di eludere il male di vivere rendendosi dipendenti da un prodotto chimico dai molteplici effetti tossici.

E quando le patologie non sono neanche vagamente contemplate nel DSM, basta prendere da esso lo spunto per crearne di nuove, come il disturbo da ansia sociale, per la cura del quale la Glaxo Smith Kline produce il “Paxil”, farmaco che sottoposto alla sperimentazione in doppio cieco ha rivelato potenzialità terapeutiche analoghe a quelle di un placebo e in alcuni casi ha provocato, tra gli effetti collaterali, l’induzione al suicidio in soggetti che non manifestavano alcuna patologia, se non quella di una comune conflittualità ambientale.

Analogo discorso potremmo fare a proposito del  cosiddetto disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, per la cura del quale, sia negli adulti che nei bambini,  la Novartis produce il “Rytalin”.

Ancor più discutibile l’approccio farmacologico alla sindrome bipolare nei bambini, quasi impossibile da diagnosticare, o alla cosiddetta sindrome della gamba inquieta, gli inventori di malattie non mancano di fantasia, che viene “curata” con il “Requip” prodotto dall’intraprendente Glaxo Smith Kline.

Ci sono, poi, le patologie più severe e diffuse, quelle che al solo nominarle incutono terrore, quelle per le quali non si è ancora trovata una cura risolutiva e delle quali non si conoscono esattamente le cause, a fornire alle industrie farmaceutiche un’altra riserva di caccia al malato… e se non c’è si inventa. La parola d’ordine è prevenzione.

Nel caso dell’Alzheimer, per gonfiare il bacino di utenza, si enfatizzano sintomi la cui correlazione col potenziale insorgere della malattia non è accertata o addirittura banali manifestazioni come disattenzione o piccole dimenticanze, che trasformano milioni di individui in perfetta salute in soggetti a rischio, cui somministrare a vita il ”Donepezil” prodotto dalla Pfizer.

In caso di reflusso gastroesofageo, paventando una possibile ma non accertata relazione fra il disturbo e l’insorgere del cancro dello stomaco e dell’esofago, ecco venire in soccorso dell’umanità sofferente il “Nexium” prodotto dalla  Astra Zeneca.

Ma è nel campo della prevenzione delle malattie cardiovascolari, in primo luogo l’infarto, che possiamo riscontrare la peggiore mistificazione operata a nostro danno dalle case farmaceutiche con la complicità degli organi sanitari di controllo, sia nazionali che internazionali.

Il nemico numero uno, benché non sia dimostrata una sua diretta relazione con l’ischemia coronarica,  è il colesterolo, il cui valore limite nel sangue è stato portato da 240 mg/dl a 200 in un breve arco di tempo e  che le autorità sanitarie sembrano intenzionate ad abbassare ulteriormente, consegnando alle case farmaceutiche decine di milioni di soggetti sani da trattare con la somministrazione di statine come il “Lipitor” prodotto dalla Pfizer, di cui ad essere accertati sono  soprattutto i suoi effetti collaterali e non la capacità di prevenire gli infarti.

Federico Bernardini

Illustrazione:

“Knock, ou le triomphe de la médecine” (1951) protagonista Louis Jouvet, regia di Guy Lefranc

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