Di Sonia Maioli   Come dice un amico: “Ero in quinta elementare ricordo tutto”.

Arrivò la notizia il giovedì mattina, la diga del Vajont era crollata. Non si potevano contare i morti.

Ce ne parlò la maestra, la mia paura dell’acqua, istintiva, mi fece sentire il terrore.

Mi venivano in mente scene terrificanti.

Le poche immagini confuse, in bianco e nero, del Telegiornale mi riportarono la paura del mattino.

Il secondo giovedì di ottobre a Scandicci c’è la fiera, anzi il Fierone.

La tradizione contadina della zona continuava, quasi simbolicamente, con il mercato del bestiame.

Si svolgeva nella pineta confinante con la nostra scuola. La finestra dell’aula dava proprio sul mercato.

Sento ancora odori caldi di bestiame e di strame, i muggiti delle mucche in mostra per essere vendute, nitriti e ragli e il belare delle rare pecore, basta ripensare…

Antica fiera accompagnata da un Luna Park, dalle bancarelle con dolci che si mangiavano solo in quei giorni.

Sembra impossibile, ora, ma era ancora il dopo guerra, non tutto era disponibile sempre.

Bambina assennata, durante un periodo lungo risparmiavo le poche lire a mia disposizione, magari guadagnate.

Già, guadagnate.

Mia madre non poteva vedere nessuno inattivo.

Venivo spedita, in bicicletta, dalle zie a due chilometri di distanza.

Erano magliaie e io stavo pomeriggi interi a “incannare” la lana.

Rocchetti di legno che accarezzavo, caldi, lucidi, levigati dall’uso che ponevo su una macchina, giravano e raccoglievano la lana delle matasse permettendone così la lavorazione a macchina.

Una noia mortale… controllare che il filo non si spezzasse, che la cera che aiutava tutta l’azione non finisse.

Ma quei soldi, non ricordo nemmeno quanti fossero, venivano capitalizzati.

Arrivavo alla fiera con un gruzzoletto che mi permetteva parecchie cose.

Giri sulle varie giostre, qualche dolce.

Era mercoledì il 9 ottobre del 1963.

Il giorno dopo era quello del fierone.

Passarono, porta a porta, le volontarie della Pubblica Assistenza Humanitas, raccoglievano offerte per la popolazione di Longarone.

Erano lontani, in un posto che non avevo mai sentito nemmeno nominare, ma il terrore provato al mattino mi fece donare quanto

avevo ancora disponibile.

Non ricordo se mi pesò non avere in tasca una lira.

Dopo tanti anni, nel 1990, durante una vacanza, passai da quei posti, ora ordinati e puliti.

Ma il ricordo fu chiaro, proprio come ora.

Anche quest’anno il fierone è stato il 9 ottobre.

Cinquantuno anni dopo.

Illustrazioni tratte da Google immagini

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